di Nello Trocchia
Il Domani, 13 luglio 2026
Suicidi, sequestri di padiglioni, morti sospette e alti dirigenti sotto inchiesta. Il carcere modello Meloni, a un anno dalla fine della legislatura, è al collasso. E deve pagare anche il conto delle avventure imprenditoriali di Andrea Delmastro Delle Vedove e della bisteccheria made in camorra. L’ex sottosegretario meloniano alla Giustizia ha avuto per quattro anni la gestione delle politiche carcerarie. Da quando si è dimesso è calato il silenzio. Al suo posto è arrivato un altro meloniano, Alberto Balboni. “Ma tutto è fermo, è una fase neutra senza scelte, sembra si aspetti la fine del mandato e la campagna elettorale, ma il carcere non va in vacanza, presenta ogni giorno il conto ed è sempre più drammatico”, racconta chi conosce bene i nostri istituti di pena e il Dap, il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria.
L’istanza dei pm sulle chat di Delmastro all’esame della Giunta. “La procura vuole capire se dietro il ristorante c’erano i Senese” Il Dap a processo Proprio dal Dap, cervello operativo e organizzativo delle carceri italiane, bisogna partire. Nei giorni scorsi, nell’aula bunker di Santa Maria Capua Vetere, lo Stato ha processato lo Stato con parole durissime. “È punita ogni violenza fisica e morale sulle persone comunque sottoposte a restrizioni di libertà”, è scritto nella Costituzione all’articolo 13. Lo ha detto Alessandro Milita, pubblica accusa nel processo contro 103 imputati per quanto accaduto il 6 aprile 2020 nel carcere della cittadina in provincia di Caserta. Il giorno del “massacro di Stato”.
Che c’entra il Dap? Il dipartimento ha tra i vertici Antonio Fullone, direttore della scuola Piersanti Mattarella e della formazione. Il pm Milita lo ha descritto come in mano a Pasquale Colucci, imputato e responsabile del gruppo di supporto entrato nell’istituto di pena per compiere una mattanza. E ha elencato alcune contestazioni mosse a Fullone: “Parliamo di depistaggio, parliamo di falsi, cioè parliamo di reati più gravi”. Per poi aggiungere: “Sappiamo che si è messo in gioco per coprire un sistema, una dinamica di gruppo collettiva, avendo tutte le informazioni”. Un sistema che ha prima compiuto un massacro e poi l’ha coperto con prove, relazioni false mettendo in isolamento 15 detenuti che nulla avevano fatto.
Venticinque anni dopo i fatti di Genova uno dei più alti dirigenti del Dap è accusato di un depistaggio per una carneficina tra le più gravi della storia repubblicana. Di certo la più violenta avvenuta in un carcere. Come faccia a restare al suo posto, nel silenzio delle opposizioni, è spiegabile solo considerando che tutto si tiene. Forse conviene avere un dipartimento indebolito che si occupa solo di amministrare la fase finale della legislatura e nulla più. Gli stessi vertici sono usciti malconci, in termini di credibilità, dopo la pubblicazione delle foto dei banchetti nel ristorante del clan Senese alla presenza dell’allora sottosegretario Delmastro Delle Vedove.
Tutti al loro posto a partire dal capo Dap, Stefano Carmine De Michele. Sul caso delle chat mafia-Delmastro Meloni si gioca la faccia Morti, abusi e inchieste Nel frattempo in carcere succede di tutto. Nei giorni scorsi a Prato è morto un detenuto, attacco cardiaco la causa. Il detenuto era in carcere per tentato omicidio e rapina. La procura, guidata dal magistrato Luca Tescaroli, ha aperto un’inchiesta per il reato di decesso come conseguenza di altro delitto. Perché? Era prevista una sua testimonianza in un’inchiesta per presunte violenze subite. Quel carcere, nonostante gli sforzi dei magistrati e anche della penitenziaria, è crocevia di illegalità e violenze. “Dal 31 marzo a oggi sono stati individuati ventiquattro telefoni cellulari di varia tipologia e sequestrati 825 grammi di hashish e 91 grammi di cocaina, approvvigionati tramite colloqui e permessanti.
Si è registrato un abuso sessuale da parte di un detenuto nei confronti di una donna appartenente al personale sanitario, che lo aveva in cura”, ha fatto sapere la procura. Basta spostarsi di pochi chilometri, in tutto ventiquattro, per arrivare al carcere di Sollicciano (Firenze), dove i pm fiorentini hanno disposto il sequestro di un padiglione, a metà giugno, “per le gravissime carenze strutturali giudicate dal tribunale incompatibili con la dignità e la salute dei lavoratori”. Il governo, con il ministro Carlo Nordio, aveva promesso di riutilizzare le caserme per costruire nuove strutture, proposta impraticabile e che la destra rilancia da decenni. Poi il responsabile di via Arenula aveva ipotizzato la costruzione di strutture mobili, altra sterile ipotesi, rimasta lettera morta. I detenuti sono quasi 65mila, quindicimila oltre la capienza massima. “Il caldo in carcere è asfissiante, l’unico conforto può essere un ventilatore acquistabile solo “dentro” a una cifra che si aggira sui 30 euro”, ha ricordato Alessio Scandurra, coordinatotore dell’osservatorio sul tema di Antigone. “Abbiamo migliaia di detenuti in carcere che hanno più di 70 anni e molti malati cardiopatici e, come ogni anno, in questo periodo aumentano i suicidi e le morti da infarto.
Ci sono scene di detenuti che fanno l’ora d’aria quasi nudi a causa delle alte temperature. Dobbiamo fermare la strage di diritti e di vite in queste settimane, restituendo un minimo di dignità”, ha aggiunto Samuele Ciambriello, portavoce della Conferenza nazionale dei garanti territoriali dei detenuti. Di carcere in carcere, di dramma in dramma. Così in Piemonte ci sono agenti che denunciano condizioni lavorative impossibili, rapporti con i superiori deteriorati, un mestiere, quello del poliziotto penitenziario che è ormai diventato scelta impraticabile.
E il sottosegretario Balboni? Fa il Delmastro senza esserlo. “Gli agenti penitenziari rappresentano un presidio fondamentale nella lotta alla criminalità organizzata. L’altissima professionalità è stata dimostrata, ancora una volta, nella maxioperazione che ha trasferito 128 detenuti condannati al 41 bis nel carcere di Vigevano. “Argus” ha costituito la prima fase del rivoluzionario progetto voluto da Andrea Delmastro Delle Vedove che rende gli istituti ancora più impermeabili. Mentre altri si inchinavano a Cospito e liberavano boss mafiosi con la scusa del Covid, il governo Meloni non arretra di un millimetro sul carcere duro”, ha detto Balboni. La copia sbiadita dell’ex sottosegretario mette il sigillo sul fallimento. E lo chiama progetto rivoluzionario. Emergenza caldo: in carcere si soffre, chiuso il tribunale di Palermo










