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di Samuele Ciambriello

La Città di Salerno, 6 maggio 2023

Fin dalla sua emanazione, la riforma Cartabia è apparsa come un timido passo verso il superamento del carcere. Tanti sono gli aspetti su cui è intervenuta ma quello che interessa maggiormente la popolazione carceraria sono le misure alternative alla detenzione, le cosiddette “pene brevi”. Uno degli obiettivi della riforma Cartabia è stato quello di rivitalizzare le sanzioni sostitutive, differenziandole ed estendendole fino a pene detentive della durata di quattro anni, facendo rientrare tra queste la detenzione domiciliare e il lavoro di pubblica utilità, applicabili solo per le pene detentive fino a tre anni. La pena pecuniaria sostitutiva, invece, è stata ampiamente sperimentata ed è stata resa fruibile per pene detentive fino ad un anno.

Questi cambiamenti posso essere considerati dei grandi passi in avanti. Tra le altre cose, aver introdotto una disciplina organica della giustizia riparativa, entro la quale si collocano programmi come la mediazione, il cui compito è quello di reintegrare il detenuto all’interno del tessuto sociale attraverso la figura professionale del “mediatore”.

Pochi Stati hanno adottato una normativa così ampia in materia; potremo essere oggetto di invidia solo se questa venisse concretizzata. I limiti che incontriamo oggi derivano da una sospensione della stessa riforma: infatti, l’operatività delle pene sostitutive è ostacolata dalla carenza di organico all’interno degli uffici Esecuzione penale esterna, che faticano a prendere in carico in modo tempestivo le persone condannate.

È necessario dunque un investimento di tipo culturale che investe prima di tutti la magistratura, il cui obiettivo è quello di potenziare l’area Penale esterna. Attraverso questi investimenti viene posto - finalmente - in essere il contenuto dell’articolo 27 della Costituzione: la rieducazione del condannato.

Allora perché questo blocco sulla giustizia riparativa? Alcuni sostengono che questa possa sostituirsi alla giustizia tradizionale; ritengo che questa possa allinearsi così da tracciare un unico solco, il cui obiettivo è quello di garantire un’alternativa a chi commette errori, concedendogli una possibilità per il futuro. La giustizia riparativa è uno strumento per la rieducazione. Il legame tra mediazione e rieducazione è stretto e dovremo iniziare a valutare seriamente questa possibilità.

Anche se abbiamo vissuto periodi oscuri in tema di carcere, sono molto preoccupato perché il vento che spira non è tranquillizzante. Ogni giorno incontro donne e uomini, che sono risprofondati nel baratro a seguito della legge 4-bis che ha stretto nuovamente le maglie sui reati. Uomini e donne che avevano la possibilità di recarsi a casa dai loro figli hanno visto rigettare le istanze di permesso.

Questa stretta rappresenta un passo indietro; il mio timore è che compiendo molteplici passi avanti e molteplici passi indietro tutto possa arrestarsi, rimanendo fermi. Attualmente il carcere è un contenitore di marginalità sociale. Occorre duque operare una scelta che è strettamente collegata ad una domanda di fondo, ossia cosa vogliamo divenga il carcere nei prossimi anni. Vogliamo un sistema penitenziario di 56mila detenuti che rischiano di aumentare in modo esponenziale, dando vita ad una specie di “ospizio di poveri” o vogliamo un carcere che entra in gioco solo in alcuni casi di particolare e comprovata necessità (reati gravi con finalità di terrorismo, di mafia etc.) e che contiene un numero massimo che potremmo ristabilire intorno alle 30mila unità?

Appare evidente che occorre investire sul territorio, sul sostegno sociale, sull’accompagnamento all’istruzione, alla formazione e lavoro. Da queste scelte dipende la qualità e le competenze necessarie per il carcere di domani. L’orizzonte è quello di “Liberarasi dalla necessità del carcere”: un percorso da seguire per costruire modelli meno reclusivi e segregativi del vivere sociale e non restringersi all’idea dell’ineluttabilità del carcere.

*Garante delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà della Campania