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aduc.it, 30 ottobre 2026

Uno studio su Lancet. Mentre il governo italiano annuncia l’ampliamento degli istituti penali per minorenni, un commento pubblicato sulla rivista scientifica The Lancet Child & Adolescent Health rimette in discussione l’efficacia della detenzione in adolescenza, documentando un aumento di disturbi psichiatrici, consumo di psicofarmaci e recidiva tra i giovani reclusi. Il testo ricorda che per decenni l’Italia aveva rappresentato per l’Europa un modello alternativo al carcere nella giustizia minorile. Per oltre trent’anni il sistema italiano è stato infatti un punto di riferimento continentale: il Dpr 448/1988, il codice del processo penale minorile, aveva messo al centro il recupero educativo di ragazzi e ragazze, privilegiando strumenti come la sospensione del processo con messa alla prova, l’irrilevanza del fatto e la detenzione come extrema ratio.

Un lavoro pubblicato nel 2025 sulla rivista Epidemiologia & Prevenzione sintetizza con efficacia il cambiamento avvenuto da allora: la detenzione minorile in Italia sarebbe passata da modello di protezione ammirato in Europa a luogo criminalizzante e patogeno.

Questa stessa tesi è ora al centro di un commento pubblicato a settembre su The Lancet Child & Adolescent Health, firmato da dieci clinici e ricercatori attivi in cinque Paesi europei, dal titolo “The pathogenic illusion of youth incarceration: a call for abolition medicine in Europe”. Il testo è tornato d’attualità dopo che il ministro della Giustizia Carlo Nordio, in seguito ai disordini delle scorse settimane a Milano e in altre città italiane, ha annunciato l’intenzione di ampliare la capienza degli istituti penali per minorenni (IPM) e di destinare ai minori alcune sezioni delle carceri per adulti.

Secondo i dati dell’osservatorio dell’associazione Antigone richiamati nel commento, tra il 2023 e il 2024 la popolazione degli istituti minorili è cresciuta dell’80% in Italia, del 50% in Germania e di quasi il 20% in Francia: un’inversione di rotta che riguarda diversi Paesi europei, non solo il nostro. Nei principali IPM italiani la somministrazione di psicofarmaci come benzodiazepine, antipsicotici e ipnotici è aumentata in media del 41% in dosi definite giornaliere, un dato che per gli autori testimonia il peggioramento delle condizioni di salute mentale dei ragazzi detenuti, più che un reale miglioramento della loro gestione clinica.

Gli autori citano esplicitamente il caso dell’IPM Cesare Beccaria di Milano, dove nel 2024 tredici agenti di polizia penitenziaria sono stati arrestati per abusi sistematici nei confronti dei detenuti minorenni. Le indagini su quella vicenda si sono poi progressivamente allargate, coinvolgendo anche dirigenti, medici e infermieri della struttura accusati di aver saputo dei maltrattamenti senza denunciarli.

Un capitolo del commento è dedicato ai minori stranieri non accompagnati, categoria esposta in misura sproporzionata alla detenzione anche per la carenza di strutture di accoglienza adeguate. Per questi ragazzi il problema si pone già al momento dell’ingresso nel sistema: l’accertamento dell’età si basa ancora in larga parte su radiografie del polso e parametri biometrici, metodi che secondo gli autori presentano margini di errore ampi e non dovrebbero sostituire una valutazione multidisciplinare di tipo psicosociale. Un errore di stima può determinare l’assegnazione di un minorenne al circuito detentivo per adulti, con la conseguente esclusione dalle tutele previste per i minori.

La proposta avanzata dagli autori si richiama al quadro della cosiddetta abolition medicine, una pratica sanitaria fondata sul presupposto che la sicurezza pubblica e la salute dei minori si ottengano rafforzando le infrastrutture sociali e sanitarie sul territorio, non attraverso la reclusione. In concreto, gli autori chiedono di disinvestire dalle strutture detentive minorili e di destinare le risorse pubbliche a servizi territoriali di salute mentale, all’advocacy pediatrica e a programmi non custodiali gestiti da équipe multidisciplinari, fino a chiedere la chiusura degli istituti penali minorili europei. Una posizione che va oltre il principio di ultima istanza condiviso dalle istituzioni europee e che richiama le posizioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità per l’Europa e dell’Agenzia dell’Unione Europea per i diritti fondamentali, entrambe contrarie alla detenzione minorile salvo casi del tutto eccezionali.