di Ugo Morelli
Corriere del Trentino, 5 agosto 2026
Se non c’è, come dicono i dati del Ministero della giustizia, una reale emergenza riguardante l’assoluzione per immaturità dei minorenni, allora a quale emergenza corrisponde il disegno di legge approvato dal Consiglio dei ministri la scorsa settimana? L’effettiva emergenza che quel disegno di legge, predicato con violenza verbale e veemenza populista segnala, è una emergenza democratica. Sentire il Ministro della giustizia sostenere che un minorenne arrestato è ritenuto colpevole fino a quando non dimostra di essere innocente, vuol dire avere paura. Il principio della nostra Costituzione e del diritto di ogni paese civile sostiene esattamente il contrario: la presunzione di innocenza fino alla eventuale prova di colpevolezza. Così come ascoltare persone sedute in Parlamento sostenere che la legittima difesa sarebbe il diritto di difendersi direttamente propone una giustizia da far west.
Soprattutto se difendersi vuol dire uccidere delle persone che stanno scappando. Ci sembrava che in quel caso si trattasse di chiamare le forze dell’ordine magari prendendo il numero della targa. Qui non è in discussione la reazione emotiva e la rabbia di subire un’aggressione, ma la scelta di civiltà di esprimere la reazione secondo diritto e non con l’occhio per occhio, dente per dente. Abbiamo impiegato secoli e secoli per conquistare forme civili di gestione della giustizia che in poco tempo possono essere distrutte. Distruggendo uno dei capisaldi della democrazia.
Tanto più che, secondo il Ministero della giustizia, le sentenze di non luogo a procedere e quindi di assoluzione per accertata immaturità del minorenne sono meno dell’uno per cento e sono in calo da tempo. Non pare proprio un’emergenza nazionale quella dell’imputabilità dei minori, in base alle normative esistenti. Non vi è alcun lassismo della magistratura e questo pone una ulteriore domanda sulle ragioni effettive del sistematico attacco alla magistratura da parte del governo. Leggere poi la fanfara di commentatori che ironizzano su chi critica il disegno di legge, proponendo di assumere psicologi anziché poliziotti, sembra ancora più grave, se fosse possibile. Il proposito del disegno di legge è spezzare la connessione tra gli accertamenti sulla personalità del minorenne e l’accertamento della imputabilità della persona. Come se fosse possibile sviluppare gli accertamenti senza fare riferimento alla personalità, alle sue caratteristiche e ai suoi eventuali disturbi. L’emotività di chi governa, fomentata da obiettivi evidenti di consenso politico, porta a sovvertire il principio costituzionale della pena. Anziché accertare le caratteristiche della personalità come condizione per favorire azioni di redenzione e recupero mediante la responsabilizzazione dell’imputato, si consegnano i minorenni a quelle scuole di delinquenza che sono le sovraffollate e incivili carceri italiane.










