di Giunta dell’Unione delle Camere Penali Italiane
camerepenali.it, 16 maggio 2026
Il Coordinamento dei Dirigenti penitenziari denuncia, con toni sarcastici ma drammaticamente eloquenti, una realtà che da tempo il Paese finge di non vedere: un sistema penitenziario al collasso, nel quale il sovraffollamento, la privazione della dignità umana e l’assenza di qualsiasi seria prospettiva trattamentale sono ormai divenuti normalità.
E colpisce che, a fronte di una situazione tanto grave, il vertice del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria appaia incapace non solo di offrire soluzioni, ma persino di cogliere la reale dimensione del problema, rifugiandosi in surreali precisazioni burocratiche e lessicali mentre nelle carceri italiane si continua a vivere in condizioni incompatibili con i principi fondamentali di uno Stato di diritto.La nota diffusa dal Coordinamento dei Dirigenti penitenziari restituisce l’immagine di un’amministrazione ormai distante anni luce dalla concreta realtà degli istituti, incapace di confrontarsi con l’emergenza quotidiana vissuta da detenuti e operatori penitenziari, entrambi travolti dalle conseguenze di un sovraffollamento ormai intollerabile. È la conseguenza finale, e purtroppo drammaticamente coerente, di una politica che da anni continua ad ampliare il ricorso al diritto penale e al carcere come risposta simbolica a ogni disagio sociale, senza accompagnare tali scelte con alcun serio investimento sulle strutture, sul personale, sulle misure alternative e, soprattutto, sulla funzione costituzionale della pena.
L’articolo 27 della Costituzione prescrive che la pena debba tendere alla rieducazione del condannato. Nelle carceri italiane, al contrario, la privazione della dignità personale diventa essa stessa la pena ulteriore ingiusta e quotidiana, inflitta in luoghi nei quali esseri umani vengono dimenticati e ammassati in spazi incompatibili con un paese civile e democratico. Non è più rinviabile un intervento ampio e strutturale, che affronti il piano normativo, organizzativo e amministrativo.
È necessaria un’ampia depenalizzazione, interventi immediati per diminuire il sovraffollamento, investimenti sulle misure alternative e sull’esecuzione penale esterna, insieme a una profonda riorganizzazione dell’amministrazione penitenziaria, oggi manifestamente incapace di garantire condizioni detentive conformi ai principi costituzionali e convenzionali. E tuttavia bisogna prendere atto anche del fatto che, persino nei rari casi in cui vengono introdotti strumenti che potrebbero consentire un’applicazione della pena più conforme ai principi costituzionali e al tempo stesso contribuire a ridurre la pressione sul sistema carcerario, come accade per le pene sostitutive, si registra una evidente ritrosia applicativa. Segno che l’idea della pena continui troppo spesso a identificarsi quasi esclusivamente con il carcere, secondo una concezione ancora profondamente radicata anche in una parte della cultura giudiziaria. Continuare a ignorare questa realtà significa accettare che il carcere diventi definitivamente il luogo della sospensione dei diritti fondamentali e della rinuncia dello Stato ai suoi stessi indeclinabili principi di civiltà.











