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di Walter Verini

Il Dubbio, 30 settembre 2026

Glauco Giostra ha compiuto un piccolo miracolo: è riuscito a far fiorire le spine. Non lo ha fatto, come in tutta la sua vita, tenendo lezioni all’Università, parlando a un congresso di penalisti, in audizioni parlamentari, tenendo conferenze, con saggi e libri, articoli e interviste. O in Commissioni ministeriali di altissimo profilo. Anche lì, molto spesso, era riuscito a far fiorire spine, attraverso proposte, indicazioni, che sono servite a rendere migliori la Procedura Penale, la produzione legislativa. O a suscitare grandi speranze, come quando coordinò la straordinaria esperienza degli Stati Generali dell’Esecuzione Penale voluti dall’allora Ministro Orlando. Questa volta è riuscito nell’impresa attraverso un romanzo, che porta proprio questo titolo (“Se fioriscono le spine”, Edizioni Menabò).

Non spetta certamente a me formulare giudizi estetico-letterari. Ma essendomi capitato di leggere il libro e di presentarlo - grazie all’invito di Rita Bernardini e Giordano Fatali della Fondazione Campus Montecitorio - insieme a Fabio Pinelli, Francesco Petrelli, Roberto Giachetti e Gianni Alemanno, sento di poter dire che si tratta di un bellissimo romanzo. Di ambiente carcerario. Realistico, crudo, vero. Ma anche ricco di umanità, amore, dolcezza. C’è tutto in quelle pagine. Violenza in famiglia, disgregazione sociale, spesso terreno fertile di coltura per devianze e comportamenti criminali. La sconvolgente realtà del sistema carcerario con la sua violenza, le sue “regole”. L’impatto con il primo ingresso dentro quelle mura, la spoliazione della persona “nuova giunta”, i conti con una polizia penitenziaria nella quale convivono grande professionalità e umanità con singoli comportamenti arroganti e vessatori. 

Con corpi costretti a vivere in uno spazio drammaticamente chiuso. in un “buco nero”, per dirla con Zagrebelsky. E poi lo “slang” carcerario, le difficili ore d’aria, lavoro durante la pena e direttrici illuminate. E poi l’uscita, le ricadute, ma anche le seconde chances che - se offerte - vengono colte. La presenza, poi, di figure-chiave del romanzo, come Aurora, che - anche in conflitto con il marito - coglie tutta la bellezza e l’intensità di un percorso interiore di riscatto compiuto da Antonio, il protagonista del romanzo. Che riesce ad uscire da quel “carcere interiore” che prima di quello reale abita troppo spesso le vite. 

Sì, davvero un bel romanzo che trasuda umanità e che, a giudizio di chi scrive, sarebbe già una sceneggiatura cinematografica. E lo dico perché la lettura di “Se fioriscono le spine” ed una eventuale trasposizione in linguaggio cinematografico o televisivo sono e sarebbero efficacissime nella battaglia e nella sensibilizzazione collettiva per carceri umane, per il rispetto dell’articolo 27 della Costituzione, per la pena come rieducazione e reinserimento. Naturalmente la presentazione del libro ha offerto lo spunto per una riflessione a tutto campo, con spunti di grande valore sulla situazione drammatica ed attuale delle carceri italiane, in troppi casi vere e proprie “discariche sociali”, scuole di specializzazione di criminalità.

Tutti i protagonisti, a partire da Giostra, ovviamente, nei loro diversi ruoli conoscono alla perfezione questa situazione e si battono per contrastarla, attenuarla, superarla. Con tenacia, mista a scetticismo, per il prevalere di logiche securitarie, per l’istituzione di decine di nuovi reati che aumentano le carcerazioni. L’impressione suscitata in chi scrive da questo rilevante confronto è stata di un elevato livello di consapevolezza della drammaticità della situazione, di proposte e indirizzi di grande saggezza ed efficacia. I lettori di questo giornale li conoscono, proprio perché lettori di un quotidiano che questi temi li affronta con grande costanza.

Ma, al tempo stesso, si é avuta anche la amara sensazione di una sorta di impotenza. Perché la consapevolezza si scontra con la sordità del Governo, che in questi anni ha obiettivamente aggravato la situazione carceraria. Le proposte si scontrano con una filosofia dominante della pena (in carcere) come vendetta, di trattamenti solo afflittivi. Di una dilatazione di populismo penale, istituzione di nuovi reati modulati sui palinsesti mediatici. È, andando verso il voto, è facile pensare che il clima peggiorerà. Ecco perché, a un certo punto del dibattito abbiamo formulato una proposta, che ha avuto accoglienza favorevole: prima delle elezioni lanciare un appello multipartisan, contenente alcune proposte precise, promosso anche da soggetti associativi e sociali, non solo politici. Il senso è: chiedere di non usare il tema carcerario e le logiche “securitarie” come clava per fare campagna elettorale, speculando su paure e insicurezze. E, dopo le elezioni, impegnarsi perché il nuovo Parlamento possa impegnarsi in una sessione specifica sull’emergenza carceraria. Non so se riusciremo a concretizzare questa proposta e a farla camminare. Ma il libro di Glauco Giostra ha anche questo merito: creare un clima collaborativo su questioni di grande rilievo per il Paese.