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di Vincenzo Musacchio

huffingtonpost.it, 4 marzo 2025

È necessario poter selezionare i delitti di maggiore allarme sociale limitando la carcerazione solo a simili fattispecie criminose che comprovino anche una pericolosità del reo tale da prevedere la restrizione intramuraria. Il carcere potrebbe essere l’extrema ratio delle conseguenze penali a cui il reo può essere sottoposto. Per far questo, però, occorrerà una seria ed efficace opera di depenalizzazione. È necessario poter selezionare i delitti di maggiore allarme sociale limitando la carcerazione solo a simili fattispecie criminose che comprovino anche una pericolosità del reo tale da prevedere la restrizione intramuraria. Il nostro legislatore dovrebbe avere una buona volta il coraggio necessario per attuare una simile riforma.

In galera si deve andare quando c’è una reale pericolosità sociale. Sono anche contrario alla custodia cautelare in carcere e favorevole alle pene alternative e domiciliari in tutti i casi ove sia possibile. Occorrono, tuttavia, nuove carceri, più dignitose e rieducative. I cittadini, però, devono sapere che lo Stato punisce chi va punito. Mafie, terrorismo, corruzione ed evasione fiscale dovrebbero rientrare tra i delitti di maggior allarme sociale. Le tendenze iper-incriminatrici emerse più volte negli ultimi anni, purtroppo, depongono a sfavore di una simile riforma di depenalizzazione.

Eliminando una serie di delitti quasi privi di allarme sociale si sfoltirebbe la popolazione carceraria in modo particolare con riferimento a quei soggetti condannati che dovrebbero ancora scontare pene molto brevi. Molte condotte oggi penalmente rilevanti ben potrebbero trovare collocazione nella categoria degli illeciti amministrativi e come tali essere soggetti ad una sanzione amministrativa. Per questo tipo di riforma, tuttavia, occorre una rieducazione politica e culturale della società che vede nella pena la risoluzione di tutti i mali.

Credo sia arrivato il momento di bonificare il codice penale da una serie di reati che ormai non destano più alcun allarme sociale. La depenalizzazione avrebbe dovuto essere anche il necessario supporto del nuovo rito penale di matrice accusatoria. In Italia, invece, non abbiamo una adeguata politica criminale da almeno trent’anni. Criminalizzare qualsiasi comportamento antisociale pensando di risolvere il problema con l’uso della sanzione penale si è dimostrato nei fatti essere un percorso errato. L’applicazione della pena va riservata a quelle condotte che ledono realmente beni di rilevanza costituzionale e va affidata a persone realmente competenti e all’interno di un processo penale concretamente funzionante. Il primo vantaggio della depenalizzazione sarebbe l’alleggerimento del carico giudiziale per i magistrati che, in tal modo, si potrebbero dedicare ai processi per reati più gravi, senza perdere tempo in questioni che potrebbero essere risolte tranquillamente dal Prefetto o dal Questore. La depenalizzazione ha in sé numerosi vantaggi sia per lo Stato (processi penali più celeri e carceri meno affollate) sia per la collettività (meno reati e pene più certe). Depenalizzando, infine, sarebbe molto più agevole raggiungere anche gli obiettivi prefissati per ottenere i fondi del Pnrr.