Il Mattino di Padova, 12 gennaio 2015
Finire in carcere all'età in cui, conclusa l'adolescenza, si dovrebbe cominciare a godere del piacere della libertà è una delle cose più tristi che possa accadere. Non sappiamo molto di quel ragazzo di 19 anni che si è tolto la vita nel carcere di Venezia, ma gli dedichiamo un pensiero e due testimonianze di ragazzi altrettanto giovani, che, proprio per dare un senso alla loro carcerazione, hanno chiesto di far parte della nostra redazione e di affrontare con noi il progetto di confronto con le scuole, che fa entrare in carcere ogni settimana centinaia di studenti.
Anche perché il modo migliore per non buttare via la propria esperienza negativa è riuscire a farla diventare stimolo per tanti ragazzi per una riflessione profonda sui comportamenti a rischio, sulla voglia esagerata di trasgredire le regole, sul lento scivolamento oltre i limiti della legalità.
Vorrei tanto dimostrare alla mia famiglia che sto cambiando
Mi chiamo Hu Chao Lin, sono entrato in carcere cinque anni fa, a 19 anni, per una condanna per concorso in omicidio. Ora mi restano da scontare nove anni.
Fin da piccolo i miei genitori mi dicevano che l'Italia era un bel paese per vivere, così quando avevo 11 anni ci siamo trasferiti qui. Ho frequentato la scuola media per tre anni, non ero un bravo studente, anzi odiavo proprio andare a scuola, mi hanno buttato fuori prima ancora che riuscissi a prendere il diploma di terza media.
Da quel momento ho iniziato a percorrere una brutta strada, frequentavo un gruppo di miei connazionali, stavamo sempre in giro, spesso non tornavo a casa nemmeno a dormire e trovavo tante scuse con i miei genitori.
Frequentavamo molto le discoteche e usavamo droga, prima leggera, ma poi, piano piano, ci ho preso gusto e ci andavo giù in modo sempre più pesante. Ogni volta tornavo a casa con la paura che la mia famiglia si accorgesse che usavo la droga, quindi restavo con loro massimo un paio di giorni e poi scappavo via con la scusa di andare a cercare un lavoro.
Ho continuato questa vita per un paio di anni. Un giorno un mio amico mi ha telefonato per invitarmi ad una festa in discoteca, organizzata da altri ragazzi cinesi. A quella festa abbiamo bevuto tanto, abbiamo usato molta droga e senza nemmeno che me ne rendessi conto è iniziata una rissa crudele. Siamo scappati prima che arrivasse la polizia, solo il giorno dopo abbiamo letto sul giornale che un ragazzo dell'altro gruppo era morto. Sapevo cosa rischiavo se fossi rimasto in Italia, quindi ho chiamato la mia famiglia e ho detto di preparare tutti i documenti necessari per scappare via. Loro avevano capito al volo che si trattava di qualcosa di grave, sono venuti a prendermi e hanno voluto sapere cosa fosse successo esattamente.
Sono riuscito a scappare in Cina e sono andato ad abitare da mio nonno, ma continuavo a comportarmi nello stesso modo, nonostante quello che era successo. Mio nonno ha raccontato tutto alla mia famiglia e hanno deciso di riportarmi in Italia, perché avevano paura che potessi fare qualcosa di grave anche in Cina, dove c'è la pena di morte.
In Italia avevo iniziato a comportarmi bene e a lavorare, ma mentre ero in vacanza da una mia zia, i carabinieri hanno intercettato il mio cellulare e mi hanno arrestato.
In questi anni credo di essere migliorato, perché per la prima volta inizio a pensare alla mia famiglia. Oggi mi rendo conto quanto stanno soffrendo per causa mia. Per loro non è facile accettare che il loro unico figlio, che tanto amano, abbia fatto un gesto del genere. Ancora oggi mio padre non ha accettato questa realtà.
Ora vorrei cambiare un po' in meglio la mia vita, ma non solo per me, soprattutto per la mia famiglia. Vorrei tanto dimostrargli che sto cambiando, giorno dopo giorno. Ma so anche che da solo non ce la farei mai, per questo ho deciso di partecipare alla redazione di Ristretti Orizzonti, dove credo che chi ha voglia di cambiare possa trovare una possibilità. Mi auguro che questa mia scelta per una volta sia giusta.
Hu Chaolin
A 14 anni ho fatto la mia prima carcerazione
Mi chiamo Bojan, vengo dalla Croazia. Sono arrivato in Italia con tutta la mia famiglia, siamo qui da 20 anni, in pratica io avevo tre anni e mia sorella era appena nata. A quei tempi c'era la guerra al mio Paese, la mia famiglia non era ricca come non lo è ora, ed io soffrivo nel vedere i miei genitori alzarsi la mattina prestissimo e tornare di sera, loro lavoravano sodo per migliorare la nostra condizione di vita. Io, all'età di 13 anni, con un gruppo di ragazzini, cominciai a fumare la prima sigaretta, anche per fare il figo davanti alle ragazze, era questa l'età in cui iniziai a trasgredire le regole. I miei famigliari non sapevano niente, tornavo a casa un'oretta prima che loro arrivassero dal lavoro, così ero un buon figlio per i miei genitori, che non immaginavano che io dopo la sigaretta con gli amici avevo cominciato a bere e anche a usare droghe. Facendo queste cose ci sentivamo persone adulte, in poche parole volevamo imitare i grandi.
Senza neanche rendermene conto a 14 anni ho fatto la mia prima carcerazione, dovuta ai piccoli reati commessi per mantenere i miei piccoli vizi.
Il primo giorno di galera nel carcere minorile di Treviso stavo male soprattutto per il dolore che avevo creato alla mia famiglia. Quando sono uscito dopo due mesi fuori ad aspettarmi c'erano mia madre e la mia sorellina, invece il papà era a casa. Appena sono entrato in casa mio papà mi ha abbracciato piangendo e nello stesso istante mi ha dato uno schiaffo che non scorderò mai.
Poco tempo dopo sono scappato di casa, anche perché avevo dimenticato in fretta la galera da dove ero appena uscito, in poche parole di fare una vita normale non ne volevo proprio sapere. E infatti, poco dopo, mi sono messo a spacciare per potermi divertire, drogarmi e soddisfare i miei vizi costosi, e ho cominciato a pensare che con i soldi facili potevo fare di tutto.
All'età di 19 anni sono rientrato in galera per furto e spaccio e mi hanno condannato a dieci anni di pena, di cui cinque li ho scontati tra Trieste e qui a Padova. In questi anni ho preso un sacco di rapporti disciplinari e l'ultimo ha comportato cinque giorni di isolamento. È successo allora che uno dei ragazzi della sezione mi ha dato un paio di numeri di Ristretti Orizzonti, il giornale fatto dai detenuti del carcere Due Palazzi, e non avendo niente da fare li ho letti tutti. Mi ha colpito tanto il progetto che fate con i ragazzi delle scuole e ho pensato spesso che la mia infanzia, così brutta, potrebbe essere d'aiuto a qualcuno di loro.
Scrivo questa lettera perché ho capito che tutto ciò che ho fatto era sbagliato e i consigli che mi davano i miei io non li ascoltavo, e facendo di testa mia mi sembrava di saperne più di loro, anzi di tutti. Chiedo che mi aiutiate ad essere inserito nella redazione e nel gruppo dove io possa essere utile, soprattutto a me stesso, ma anche per tutti quegli studenti che entrano in carcere per partecipare agli incontri con i detenuti della redazione, con loro sono disponibile a raccontare tutto di me.
Bojan B.











