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di Mauro Bazzucchi

Il Dubbio, 12 febbraio 2026

La riunione del governo ha dato il via libera al provvedimento che recepisce il patto Ue sui migranti e prevede una stretta su regole Cpr e ricongiungimenti. Blocco navale fino a sei mesi in caso di “minaccia grave”, multe fino a 50mila euro e confisca delle navi per chi viola l’interdizione, trasferimento dei migranti in Paesi terzi convenzionati, stretta sui ricongiungimenti familiari e nuove regole per i Cpr, a partire dal divieto di libera detenzione dei cellulari. È questo l’asse portante del disegno di legge sui flussi migratori approvato nel tardo pomeriggio dal Consiglio dei ministri riunito a Palazzo Chigi.

Il Cdm ha dato il via libera al testo recante “Disposizioni per l’attuazione del Patto dell’Unione europea sulla migrazione e l’asilo del 14 maggio 2024 e ulteriori disposizioni in materia di immigrazione”. Diciotto articoli divisi in due capi, che intervengono su diversi capitoli del Testo unico e introducono un ulteriore irrigidimento delle regole su ingressi, permanenza e rimpatri.

Il cuore politico del provvedimento è l’articolo 10, dedicato all’interdizione delle acque territoriali. Nei casi di “minaccia grave per l’ordine pubblico o la sicurezza nazionale”, l’attraversamento del limite delle acque può essere temporaneamente vietato con delibera del Consiglio dei ministri, su proposta del ministro dell’Interno. La misura ha carattere eccezionale e temporaneo: durata iniziale non superiore a trenta giorni, prorogabile di ulteriori trenta, fino a un massimo di sei mesi.

La bozza specifica cosa si intenda per “minaccia grave”: rischio concreto di atti di terrorismo o infiltrazioni; pressione migratoria eccezionale tale da compromettere la gestione sicura dei confini; emergenze sanitarie di rilevanza internazionale; eventi internazionali di alto livello che richiedano misure straordinarie di sicurezza. La delibera dovrà indicare motivi, tipologia di imbarcazioni interessate e durata dell’interdizione. In caso di violazione del blocco, salvo che il fatto costituisca reato, è prevista una sanzione amministrativa da 10mila a 50mila euro. La responsabilità solidale si estende a utilizzatore, armatore e proprietario della nave. Se la violazione viene reiterata con la stessa imbarcazione, scatta la confisca del mezzo e il sequestro cautelare immediato.

Il testo apre inoltre alla possibilità di trasferire i migranti a bordo delle imbarcazioni interdette in Paesi terzi con cui l’Italia abbia stipulato specifici accordi o intese per assistenza, accoglienza o trattenimento in strutture dedicate, anche ai fini del rimpatrio nel Paese di appartenenza. Un capitolo rilevante riguarda i Centri di permanenza per i rimpatri. Per assicurare strutture omogenee su tutto il territorio nazionale, il ministero dell’Interno adotterà, sentito il ministero della Salute, linee guida sulle caratteristiche tecnico-progettuali e sui requisiti minimi dei locali sanitari.

Nei Cpr, al di fuori di orari e modalità autorizzate, non sarà consentita la libera detenzione di telefoni cellulari: i dispositivi saranno custoditi dal gestore e messi a disposizione solo per il tempo strettamente necessario all’utilizzo. Sul fronte delle espulsioni, il giudice dovrà ordinare l’allontanamento anche nei confronti di cittadini Ue condannati a pene restrittive per violenza o minaccia a pubblico ufficiale, resistenza, o violenza o minaccia a un corpo politico, amministrativo o giudiziario, in presenza di circostanze aggravanti. Infine la stretta sui ricongiungimenti familiari. Per il coniuge non legalmente separato sarà necessario un matrimonio trascritto in Italia; restano ricongiungibili solo i figli minori, mentre vengono soppressi i riferimenti a figli maggiorenni e genitori a carico.

Sul requisito reddituale, per i lavoratori subordinati sarà richiesto un contratto a tempo indeterminato; per gli autonomi, redditi certificati relativi ad almeno due anni e verifica fiscale dell’Agenzia delle Entrate sull’effettivo stato contributivo e fiscale dell’impresa. Dal testo approvato è stata tolta all’ultimo momento la cosiddetta norma “salva-Almasri”, che consentiva di disporre la consegna allo Stato di appartenenza di una persona presente sul territorio nazionale qualora la sua permanenza potesse compromettere la sicurezza della Repubblica o l’integrità delle relazioni internazionali e diplomatiche dello Stato.