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di Teresa Olivieri

Italia Oggi, 26 ottobre 2026

Trasformare il tempo della detenzione da spazio di attesa a percorso di crescita personale e professionale. È questo l’obiettivo al centro della rinnovata intesa, dei giorni scorsi, tra il Ministero della Giustizia e il Ministero dell’Istruzione e del Merito. Un’alleanza istituzionale che rinnova il “Programma speciale per l’istruzione e la formazione negli istituti penitenziari e nei servizi minorili”, delineando una strategia organica per abbattere la recidiva e dare concreta attuazione al dettato costituzionale. Accanto al consolidamento dei percorsi scolastici tradizionali, la novità di maggiore impatto è l’ingresso strutturale degli ITS Academy e dell’Istruzione Tecnica Superiore nel circuito penitenziario.

Grazie ad accordi con le Regioni, gli enti locali e il mondo delle imprese, vengono attivati percorsi ad alta specializzazione tecnologica legati al tessuto produttivo del territorio. Lo schema privilegia modalità applicative dirette, quali apprendistato, stage e tirocini formativi, offrendo ai detenuti titoli di studio e competenze immediatamente spendibili nel mercato del lavoro reale. “L’obiettivo è creare un ponte reale tra l’esecuzione della pena e il mercato del lavoro, puntando su strumenti concreti come l’apprendistato, i tirocini formativi e gli stage aziendali”, recita l’atto ministeriale. Dalla meccatronica alle nuove tecnologie, la formazione viene calibrata sulle reali esigenze del tessuto produttivo locale.

L’accordo punta a risolvere anche una storica criticità del sistema penitenziario: l’interruzione dei percorsi educativi in caso di scarcerazione o trasferimento. “Garantire la continuità didattica significa evitare che il reinserimento sociale si interrompa sulla soglia dell’istituto”, si sottolinea nel testo dell’intesa. Attraverso una stretta sinergia tra i Centri Provinciali per l’Istruzione degli Adulti (Cpia), l’Amministrazione Penitenziaria (Dap) e la Giustizia Minorile e di Comunità (Dgmc), un sistema integrato di tutoraggio segue la persona anche nell’area penale esterna per consentirgli di completare gli studi avviati. “Un percorso formativo di qualità è l’antidoto più efficace alla recidiva: restituire dignità attraverso il sapere e il lavoro significa offrire una vera alternativa di vita”, si evidenzia a margine dell’accordo.