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di Giuseppe Basini

 

Libero, 5 luglio 2019

 

La penna appuntita di Alexandre Dumas ne avrebbe tratto un romanzo di cappa e spada dei giorni nostri (odi cappa e coltello) se avesse potuto vedere il feuilleton animato nei giorni scorsi dalla magistratura italiana, almeno stando a quel che si legge sui giornali.

Perché dico questo? Perché una delle connotazioni significative dei Tre Moschettieri era appunto lo scontro tra le guardie del cardinale e i moschettieri del re, entrambi rappresentanti dello stesso potere, ma in lotta tra loro, lotta che spesso si risolveva in chi arrestava per primo l'altro, in chi per primo dichiarava l'altro colpevole, in chi era più rapido a colpire e ferire, magari per una bagatella presentata però come mostruosa.

Ed era la stessa natura di quel potere a portare a ciò, un potere confuso ed instabile, inefficiente, arbitrario e divisivo, ma assoluto. Lo scontro franco e aperto, alla d'Artagnan, era l'eccezione; la regola era l'agguato, il raggiro, ma soprattutto il colpire per primi. Ed è proprio qui che trovo la similitudine, perché, il fatto più sconvolgente non sono gli incontri, le triangolazioni, gli accordi, che sono quasi inevitabili in ogni sistema a base elettorale, ma lo spionaggio sistematico degli avversari, magari travestito da indagine necessitata da un sospetto suscitato ad arte, ma in realtà volto a trovare, ex post, materiale per un'indagine del tutto diversa, nata in realtà solo per colpire un avversario.

Insomma si rischia che venga di fatto invertita la catena logica che dal sospetto porta all'indagine e all'intercettazione, per arrivare all'intercettazione prima del sospetto e prima dell'indagine, un indagine che a questo punto non è affatto casuale ma premeditata. E questo, anche in semplice ipotesi, è molto grave, anche perché il frasario colloquiale tra conoscenti in una conversazione ritenuta privata è del tutto fuorviante, perché basato su abusi di linguaggio, iperboli, scatti d'ira, sarcasmi pesanti, che però, isolati dal contesto e trasferiti in annotazioni scritte assumono tutto un altro significato, ad esempio trasformando molti semplici tifosi di sport in potenziali assassini, personaggi pubblici compassati in volgari peracottari.

Lo scandalo maggiore di tutta la vicenda è proprio nelle intercettazioni, che diventano un'arma del tutto impropria di una lotta per il potere, basata sul principio "chi intercetta per primo vince". Il punto è che nessuna organizzazione criminale, per quanto forte, sarà mai forte e pericolosa come uno stato che, dimenticato il diritto, rischi di diventare esso stesso criminale utilizzando massicciamente procedure al limite, che se sono o sembrano formalmente legali, devono essere in realtà illegittime in democrazia.

"Lo stato sono io", diceva un monarca assoluto di Francia, bene nessuno deve poterlo dire in democrazia, nemmeno la magistratura che non è elettiva e ciononostante ha accumulato un potere enorme di condizionare o distruggere le nostre vite e, si badi bene, anche prima di un regolare processo. Le intercettazioni vanno semplicemente abolite, e i loro abusi colpiti con estrema severità, tranne che per i casi limite di terrorismo o di fatti di sangue legati alla criminalità organizzata. Se no è la Stasi della Germania est, la Ceka dei Soviet o le esoteriche manipolazioni della santa inquisizione, magari con i cardinali a farsi guerra tra loro.

Non ci deve interessare tanto l'ultimo recente episodio, finito sotto gli occhi di tutti, che pure ha tanto colpito stampa ed opinione pubblica, perché in definitiva non siamo in grado di capire davvero chi ha torto e chi ha ragione quanto il fatto che sia possibile utilizzare uno strumento che è la negazione dello stato di diritto, e che, unito al carcere preventivo e alla non perseguibilità dei magistrati per colpa (nonostante un referendum sulla responsabilità civile), ci rende tutti cittadini in libertà provvisoria, in uno stato che tende a non fare più della libertà un diritto.

Dall'incredibile efficienza dei moderni strumenti elettronici ed informatici, nello spiare, schedare, scovare ogni potenziale ribelle, ormai trasformato da presunto innocente a presunto colpevole, grazie a strumenti come il carcere preventivo o l'interpretazione iper-estensiva di leggi, si capisce come alcuni magistrati possano essere irresistibilmente tentati dalla superbia del potere totale.

Anche perché parallelamente si è proceduto alla sacralizzazione della sua figura con frasi fatte pericolosissime tipo "le sentenze non si commentano", grazie alla cieca attitudine di alcune forze che sperano di strumentalizzare l'azione della magistratura per il loro potere politico, senza rendersi conto che stanno invece minando le basi della loro stessa esistenza.