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di Massimiliano Panarari

La Stampa, 1 settembre 2025

Slogan securitari sui social, selfie e l’idea di un nuovo portavoce per trainare la corsa delle Regionali. “L’estate sta finendo, e un anno se ne va. Sto diventando grande, lo sai che non mi va…”. Così cantavano i Righeira e, nel frattempo, il governo Meloni cerca di triplicare i suoi anni di vita. Si sta infatti avviando verso i 1.050 giorni di navigazione, rappresenta il quarto esecutivo più longevo della storia repubblicana, e punta alla “medaglia di bronzo”, il traguardo del superamento delle 1.093 giornate di durata del governo Craxi I. Con tutta una serie di problemi all’orizzonte: dallo scenario internazionale sempre più instabile e turbolento (da ultimo, il ritorno del caos in Libia) - ed è proprio, inaspettatamente, sulla politica estera che la premier si è ritrovata a puntare molte delle sue carte - a quello macroeconomico sconvolto dai dazi trumpisti e denso di incognite (per utilizzare un eufemismo), sino alle prossime elezioni regionali, dove non sono neppure andate a dama tutte le mosse per definire i candidati presidenti e perdura ancora la “grana Zaia”.

Il lavoro social e mediatico della premier - E per la leader di FdI, abituata a compulsare avidamente i sondaggi prima di prendere qualche decisione di rilievo, questo del voto amministrativo appare un fronte particolarmente caldo e preoccupante, dal momento che sui territori il sinistra-centro - a dispetto della notoria tendenza all’autolesionismo - risulta nettamente competitivo. Così, archiviate le vacanze, il ritorno in pista di Giorgia Meloni si configura da subito nel mood della campagna elettorale permanente. Dopo essersene andata in Grecia standosene sostanzialmente fuori dai riflettori (un elemento di discontinuità rispetto al passato), la presidente del Consiglio espone sulla sua bacheca Instagram un “uno-due” propagandistico che ne segna la ridiscesa in campo.

Anzi, un “uno-tre”. Il post securitario sullo sgombero del Leoncavallo a Milano, ancestrale battaglia della destra presentata in termini di ripristino della legalità (se non fosse per il doppiopesismo rispetto al palazzo romano del Demanio occupato dai “fascisti del terzo millennio” di CasaPound...). La gallery fotografica dal Meeting di Rimini, côté più istituzionale, ma col punto di caduta di un discorso totus politicus, condito di citazioni ad hoc per il pubblico di Cl che l’ha salutata con una standing ovation e senza praticamente nessuna proposta concreta di policy per affrontare le (gigantesche) questioni della ripresa post-ferie. E, infine, l’immancabile format “Giorgia una come noi”, che si congeda dal periodo di riposo - seppure intervallato dalla versione “Meloninternational”, tra il viaggio a Washington e i contatti con gli altri capi di governo. Eccola in auto (con la cintura allacciata): look casual, occhiali scuri, una delle abituali faccette (la fisiognomica e la prossemica sono un pilastro del suo storytelling fortemente corporale) con cui occhieggia al pubblico. Nonché un cappellino molto scanzonato sull’Unità nazionale con la scritta “Italia. Original 1861”: una spruzzata in salsa anglogiovanile di sovranismo e nazionalismo - e chissà come commenterebbero questo patriottismo made in “Brothers of Italy” gli autentici, e giustappunto original, padri dell’unificazione, figure come i sabaudi Cavour e D’Azeglio.

Mobilitazione comunicativa e strategia difensiva - Insomma, fuoco alle polveri, e Meloni si prepara alla massiccia offensiva comunicativa d’autunno (sentendosi, in realtà, sulla difensiva), come lascia intendere anche il possibile passaggio del direttore del Tg1 Gian Marco Chiocci a suo portavoce. Al momento non ci sono conferme ufficiali, ma in quel sensibilissimo sismografo della politica che è la Rai il rumor è stato preso molto seriamente. L’idea del trasferimento a palazzo Chigi di una delle punte di lancia di TeleMeloni - senza, tuttavia che per il telegiornale di Rai1, come per molti altri programmi della tv di Stato militarizzata, l’audience sia stata premiante - segnala che la premier è appunto un po’ inquieta per gli esiti del voto autunnale. E reagisce all’apprensione con il rafforzamento dei suoi apparati propagandistici, per cui nelle prossime settimane ci si deve attendere un diluvio comunicativo meloniano h24 e che “non farà prigionieri”, fra legacy media (stampa e tv) e social (da Facebook a TikTok). Una mobilitazione comunicativa che, nell’opulenza della “vita smeralda”, ha visto anche l’annessione sentimentale di Fedez alla destra della coppia “panfilo e moschetto” La Russa-Santanchè.

Tra narrazione identitaria e galleggiamento politico - Abile e scaltra, la presidente del Consiglio asseconderà un’onda che, in verità, stante la scarsa condizione di salute del Paese, si traduce in un mero galleggiamento (o poco più). Giorgia ormai trifronte si muoverà con il consueto funambolismo ed equilibrismo, al crocevia fra esaltazione del ruolo internazionale, strategia narrativa della normalizzazione, opportunismo, piccolo cabotaggio nella politica interna, presentazione di FdI quale partito della nazione conservatore e pragmatico, ma cercando in ogni modo possibile di continuare ad apparire come la vera e unica depositaria della tradizione della destra-destra italiana. L’ircocervo della “Balena nerazzurra”, con buona pace di Salvini (e pure di Vannacci).