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di Monica Guerzoni

Corriere della Sera, 24 novembre 2023

Le leggi italiane sono davvero arretrate come spesso si racconta e si scrive? La risposta è no. Per capire cosa ancora si deve fare per azzerare i numeri, bisogna compiere un salto all’indietro di dieci anni. I numeri sono drammatici, costringono il Paese a interrogarsi per capire come sia possibile estirpare alle radici una violenza che uccide, stando alle curve delle statistiche e del dolore, una donna ogni tre giorni. L’uccisione barbara, spietata e all’apparenza incomprensibile di Giulia Cecchettin ha imposto al Paese intero il silenzio e il “rumore”, un grido corale e collettivo che vuol dire “mai più”. Nelle cifre è scritto che la tragedia infinita dei femminicidi non è un problema specificatamente italiano, che il nostro Paese non è in cima alle classifiche europee, ma è anzi al quart’ultimo posto dopo Spagna, Svezia e Grecia. Eppure ogni ragazza che non torna a casa, ogni mamma, sorella, nonna o figlia uccisa da un compagno, marito o ex, è una vita spezzata che troppo spesso poteva essere salvata.

Le leggi italiane sono davvero arretrate come spesso si racconta e si scrive? La risposta è no. Lo riconosce la ex ministra delle Pari opportunità Elena Bonetti: “Dal punto di vista penale la normativa italiana per il contrasto alla violenza contro le donne è tra le più avanzate, anche nel contesto europeo”. E allora, per capire cosa ancora si deve fare, con determinazione e urgenza, per diminuire o azzerare statistiche che mettono i brividi, bisogna compiere un salto all’indietro di dieci anni.

Con la legge n.77 del 2013 il Parlamento ratifica la Convenzione di Istanbul sulla prevenzione e contro la violenza alle donne. “Un vero e proprio cambio culturale, perché con la legge sul femminicidio entra nel nostro ordinamento il concetto di violenza domestica”, ricorda Maria Cecilia Guerra, già vice ministra con delega alle Pari Opportunità. Il decreto legge n.93 del 2013 introduce il reato di omicidio volontario aggravato dal rapporto di parentela o convivenza con la vittima di sesso femminile e rafforza le pene per i reati di maltrattamenti in famiglia, stalking e violenza sessuale. Il provvedimento dota le forze dell’ordine di nuovi strumenti e aumenta la protezione e il sostegno delle vittime. Con la stessa legge si delibera l’adozione periodica di piani d’azione coordinati tra associazioni e governo.

Nella XVIII legislatura, stando a un recentissimo rapporto del servizio Studi della Camera, il Parlamento inasprisce le pene, ma il passaggio più significativo è la legge n.69 del 2019. È il Codice Rosso, il cui primo obiettivo è velocizzare l’avvio dei procedimenti penali e accelerare l’eventuale adozione di provvedimenti a protezione delle vittime. Già il nome apre una specie di “corsia preferenziale”, che accelera le denunce e le indagini riguardanti casi di violenza contro donne o minori. Oltre ad aumentare le pene per maltrattamenti, atti persecutori e violenza sessuale, il Codice rosso introduce nuovi reati, come la diffusione illecita di immagini o video sessualmente espliciti, la costrizione e induzione al matrimonio e la deformazione dell’aspetto della persona mediante lesioni permanenti al viso. E qui è d’obbligo ricordare due storie, indelebili per la forza con cui le vittime sono riuscite a risorgere.

L’avvocata Lucia Annibali, sfregiata con l’acido da due uomini mandati dal suo ex-fidanzato Luca Varani e poi eletta in Parlamento con Italia Viva. E la showgirl Gessica Notaro, che nel 2017, dopo aver lasciato e denunciato il compagno Edson Tavares, fu aggredita da lui sempre con l’acido e perse un occhio: da anni vive e lavora per sensibilizzare sul problema della violenza contro le donne. Nel 2021 la legge n.134 per l’efficienza del processo penale amplia ed estende le tutele previste dal Codice rosso per le vittime di violenza domestica e di genere. Le norme prevedono la comunicazione alla vittima dell’evasione o della scarcerazione dell’imputato o del condannato. A detta degli esperti, resta il vuoto informativo rispetto a eventuali benefici di cui l’autore dei reati possa usufruire nel corso dell’esecuzione penale.

La legge n.53 del 2022 potenzia la raccolta di dati statistici, rafforzando e migliorando il coordinamento di tutti i soggetti coinvolti. Nel 2023, oltre all’istituzione di una Commissione bicamerale d’inchiesta, è stata approvata la legge n.122 che introduce l’obbligo per il pm di assumere informazioni da chi ha denunciato entro tre giorni dall’iscrizione della notizia di reato. La legge Roccella infine, che recepisce i testi della precedente Bonetti, è quindi l’ultimo passaggio di un lungo iter che ha in gran parte colmato il gap normativo rispetto al resto d’Europa. Il tanto che resta da fare riguarda l’informazione, la sensibilizzazione a scuola e nelle università, la maturazione di un processo culturale che cambi lo sguardo sulle donne radicato nella nostra società e intercetti in tempo segnali di disagio e frustrazione, che potrebbero portare a violenze irreparabili. “Il femminicidio - è la triste constatazione di Guerra - è solo la punta di un iceberg”.