sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

di Davide Varì

Il Dubbio, 29 maggio 2026

Pubblichiamo di seguito un estratto del “Rapporto Italia 2026” diffuso ieri dall’Eurispes. Al capitolo: “Il diritto internazionale sotto stress: selettività, impunità e crisi della legalità globale”.. In materia di violazioni del diritto internazionale, ciò che distingue la fase attuale dalle epoche precedenti non è solo la violazione delle norme in sé ma la frequenza, l’intensità e la simultaneità delle crisi, e soprattutto il fatto che siano le potenze che ne erano state le principali garanti a minarne le fondamenta. L’invasione dell’Ucraina da parte della Russia nel febbraio 2022 ha rappresentato il momento di frattura più netto: per la prima volta nella storia delle Nazioni Unite, un membro permanente del Consiglio di Sicurezza ha violato apertamente il divieto di uso della forza contro l’integrità territoriale di un altro Stato. La risposta della comunità internazionale è rimasta essenzialmente sul piano della dichiarazione di princìpi. La guerra è proseguita e prosegue, confermando lo scarto abissale tra l’obbligatorietà formale delle pronunce internazionali e la loro capacità effettiva di incidere sul comportamento di una grande potenza.

All’invasione dell’Ucraina si sovrappongono la conduzione della guerra a Gaza e le sue ripercussioni sul diritto umanitario internazionale, le mire espansionistiche e le minacce verso Canada e Groenlandia espresse dall’amministrazione Trump, l’intervento in Venezuela del 3 gennaio 2026 con cui le forze speciali statunitensi hanno catturato il Presidente Maduro trasferendolo negli USA con accuse di narco-terrorismo. L’ultimo atto di questa escalation è l’attacco congiunto USA-Israele all’Iran: un primo ciclo di operazioni nel giugno 2025 contro le infrastrutture nucleari iraniane, e un secondo più esteso avviato il 28 febbraio 2026, diretto anche contro la leadership politica e militare del Paese, fino alla morte della Guida suprema Ali Khamenei.

Quest’ultimo episodio è arrivato mentre il negoziato diplomatico sul nucleare era ancora aperto: il Segretario generale dell’Onu ha richiamato immediatamente l’articolo 2 della Carta, e la missione Onu indipendente sull’Iran ha definito gli attacchi incompatibili con i principi della Carta e le uccisioni extragiudiziali di funzionari iraniani inaccettabili per il diritto internazionale.

La paralisi del Consiglio di Sicurezza - Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite è l’istituzione su cui ricade la responsabilità principale del mantenimento della pace e della sicurezza internazionale. Nel biennio 2024-2025 otto veti hanno bloccato sette risoluzioni, cristallizzando la situazione in contesti critici come Gaza, Sudan e Ucraina. Nel 2025 l’Onu ha adottato soltanto 44 risoluzioni: il dato più basso dal 1991. Nel decennio 2016-2025 sono stati espressi 49 veti totali, contro i 19 del decennio precedente: non una crisi congiunturale, ma una tendenza strutturale in accelerazione. La percentuale di testi adottati all’unanimità dai membri del Consiglio racconta la stessa storia. Tra il 2019 e il 2021 oscillava tra il 77% e l’85%. Con l’invasione russa dell’Ucraina è crollata al 66,6% nel 2022, risalita parzialmente al 70% nel 2023, per toccare i minimi storici nel 2024 (65,2%) e nel 2025 (61,4%). Ogni voto bloccato su Gaza, Ucraina o Sudan non è solo una mancata risoluzione: è la conferma che il Consiglio non riesce più ad assolvere alla funzione per cui è stato concepito.

Il caso di Gaza illustra questa paralisi nella sua forma più concreta. Dall’inizio della guerra nell’ottobre 2023, il Consiglio ha impiegato 171 giorni per riuscire ad approvare una risoluzione con un esplicito cessate il fuoco, e il risultato è stato possibile solo grazie all’astensione degli USA. Tutti i tentativi precedenti erano stati bloccati dal veto statunitense; una bozza proposta dagli USA stessi era stata a sua volta bocciata da Cina e Russia. Alla data di quella prima risoluzione (il 25 marzo 2024) si contavano già oltre 32.000 morti palestinesi e quasi 75.000 feriti. Il cessate il fuoco reale è arrivato solo nel gennaio 2025, non a seguito di una risoluzione Onu, ma attraverso accordi negoziati con la mediazione di Egitto, Qatar e USA. Anche per l’Ucraina, la risoluzione approvata nel febbraio 2025 con il favore russo era priva di qualsiasi richiamo alla responsabilità di Mosca e all’integrità territoriale ucraina: i due emendamenti che contenevano quei riferimenti erano stati bloccati dal veto russo.

La Corte Internazionale di Giustizia: pronunce chiare, esecuzione assente - La Corte Internazionale di Giustizia sta vivendo uno dei periodi più intensi e politicamente rilevanti della sua storia recente. La Corte ha agito con rapidità e chiarezza giuridica inedite: ha ordinato alla Russia di sospendere le operazioni militari in Ucraina già il 16 marzo 2022, meno di un mese dall’invasione. Ha emesso ordinanze urgenti contro Israele che imponevano misure immediate per prevenire atti rientranti nella definizione di genocidio, facilitare gli aiuti umanitari e cessare l’offensiva su Rafah. Il 19 luglio 2024 ha dichiarato illegale l’occupazione israeliana dei territori palestinesi, affermando che Israele violava il diritto all’autodeterminazione del popolo palestinese e il divieto di acquisizione di territorio con la forza, ordinando il ritiro e imponendo a tutti gli Stati di non riconoscere come legale tale occupazione. Tutte conclusioni accolte dall’Assemblea Generale con la risoluzione ES-10/24 del settembre 2024, che ha chiesto a Israele di conformarsi entro 12 mesi. Il risultato pratico è stato zero.

Il meccanismo previsto dall’articolo 94 della Carta Onu per i casi di inadempimento riconduce ancora una volta al Consiglio di Sicurezza, che decide discrezionalmente se fare raccomandazioni o adottare misure coercitive: ed è qui che la crisi dell’enforcement si intreccia con la crisi politica del Consiglio stesso, chiudendo il circolo vizioso. La Corte può pronunciarsi, ma non può eseguire le proprie sentenze.

La corte penale internazionale: giustizia selettiva e sanzioni contro i giudici - La Corte Penale Internazionale ha emesso nel triennio 2023-2025 quattro mandati di arresto di portata storica: contro Vladimir Putin per la deportazione di bambini ucraini (marzo 2023), contro il Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu e il suo ex Ministro della Difesa Yoav Gallant per crimini di guerra e crimini contro l’umanità a Gaza (novembre 2024), e contro l’ex Presidente delle Filippine Rodrigo Duterte per crimini contro l’umanità commessi nel contesto della “guerra alla droga” (marzo 2025). L’unico degli imputati ad essere stato arrestato è Duterte. Ciò che cambia tra i casi non è la gravità delle accuse, ma il peso geopolitico dei paesi coinvolti.

La reazione degli Stati Uniti, che non hanno mai aderito allo Statuto di Roma, ha rappresentato un ulteriore salto di qualità nella crisi. Il Presidente americano ha firmato l’Executive Order 14203 che autorizza sanzioni economiche e restrizioni ai visti nei confronti delle persone coinvolte nelle attività della CPI contro cittadini americani o di paesi alleati non parte dello Statuto. A gennaio 2026, undici tra giudici e procuratori della Corte erano già colpiti da quelle misure: congelamento di beni, interruzione dei rapporti con il sistema finanziario americano, difficoltà operative quotidiane; gli stessi strumenti normalmente utilizzati contro terroristi e criminalità organizzata.