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di Giulia Merlo

Il Domani, 7 maggio 2026

Intorno alla grazia a Nicole Minetti è stato tutto un rincorrersi di morale e di numeri. Quanto alla prima, ognuno ha la propria, nella certezza che non sia per fortuna ancora diventata parametro oggettivo di giustizia. Quanto ai secondi, la rutilante informazione sulla vicenda ha oscurato un aspetto tutt’altro che secondario per rispondere alla domanda che, in fondo, continua a essere il tarlo dei malpensanti: perché, su tante domande ricevute, il Quirinale ha voluto concedere la grazia proprio a Minetti, tanto più visto che su di lei grava più il fardello dell’impresentabilità sociale rispetto a quello di una pena pesante? Come talvolta accade, la risposta vera è quella più semplice, che si ricava proprio dai numeri.

Come si evince dalle informazioni pubblicate dal Quirinale, il presidente della Repubblica ha concesso 77 grazie nei suoi undici anni di carica, a fronte di 4.230 pratiche presentate. Tuttavia, è scorretto ritenere che, su oltre quattromila domande, Mattarella in persona abbia discrezionalmente concesso il privilegio a pochi fortunati. I dati, infatti, fotografano come 1.148 richieste nel primo mandato e 533 nel secondo siano state archiviate per ragioni tecniche: carenza palese dei presupposti, pene già espiate, domande per condanne non definitive, rinunce, prescrizioni. Dunque, sul totale delle domande presentate, solo 2.549 sono entrate effettivamente nella fase istruttoria, svolta dalle procure generali e dai tribunali di sorveglianza su richiesta del ministero della Giustizia, come il caso Minetti ha insegnato.

È proprio in questa fase che prendono forma i rigetti delle domande, che corrispondono all’assoluta maggioranza dei casi. I rigetti, infatti, sono atti motivati e fondati su ragioni attenenti ai singoli casi giudiziari (e dunque non rese pubbliche dal Colle), che emergono dal vaglio degli uffici giudiziari con la supervisione del ministero. L’istruttoria, infatti, termina con un parere motivato della procura generale, che viene allegato al dossier trasmesso al guardasigilli il quale, dopo un esame, lo inoltra all’ufficio Grazie del Quirinale con avviso favorevole o contrario al beneficio. Minetti, i dubbi e le certezze. Adozione regolare ma verifiche in corso sui presunti party a luci rosse.

Come chiarisce il sito del Quirinale per il mandato in corso (e confermato anche per quello precedente da fonti interne), le uniche grazie che effettivamente Mattarella ha preso in considerazione di concedere sono state quelle arrivate con il parere favorevole di via Arenula: numericamente, appena un centinaio nel corso dei due mandati. Tra queste e solo tra queste richieste - e non dal paniere delle 4.230 pratiche presentate - il Quirinale ha scelto i 77 casi sui quali esercitare il suo potere discrezionale.

Quanto al caso Minetti, la grazia è stata motivata con la ragione tecnica degli “eccezionali motivi umanitari e familiari”, prevista dalla giurisprudenza costituzionale del 2006. Su questo, fonti del Colle hanno chiarito che Mattarella - nel corso dei suoi mandati - ha accolto tutte le richieste di grazia per motivi umanitari che gli sono pervenute con parere positivo del ministero della Giustizia e della pg. Tutte. Dunque, se un beneficio accordato a tutti fosse stato negato a Minetti a causa degli anni berlusconiani che il suo cognome evoca ancora, allora davvero nei suoi confronti il giudizio non sarebbe stato imparziale. Ma nel senso di una discriminazione ad personam, spiegano dal Quirinale. Screditare la presidenza della Repubblica al tempo del premierato.