di Ugo Magri
La Stampa, 27 aprile 2025
Non è mai il momento di dividere l’Italia, figurarsi adesso. Per cui sarebbe stato ingenuo attendersi che Sergio Mattarella brandisse la storia come una clava per regolare i conti del presente. Difatti ieri da Genova il presidente ha guardato avanti, a un futuro di valori condivisi, insistendo su ciò che la Liberazione ha reso possibile: libertà, democrazia, Unione europea, concetti su cui (a parole almeno) sono tutti d’accordo, destra compresa. Il 25 aprile è stato festeggiato da Mattarella nel segno dell’unità, senza polemiche politiche e nemmeno un riferimento alla “sobrietà” pretesa dal governo. Ma il suo discorso, se ascoltato con attenzione, è tutto tranne una celebrazione. Mette alcuni punti fermi su ciò che rappresentò davvero la lotta partigiana. Ad esempio smentisce quanti, per disprezzo nei confronti dei resistenti, vanno sostenendo che il loro apporto fu secondario. Non andò così, chiarisce Mattarella: il rifiuto di sottomettersi costrinse i tedeschi a presidiare i territori diventati ostili, distogliendo truppe dal fronte. La resistenza ebbe una parte decisiva nell’avanzata degli Alleati. I tedeschi a Genova capitolarono nelle mani dei partigiani.
Dei patrioti antifascisti, altra precisazione, fecero parte donne e uomini di ogni tendenza: comunisti, senza dubbio, ma non solo. Contribuirono tantissimi cattolici, socialisti, liberali, azionisti. Accanto ai monarchici Mattarella cita, certo non per caso, l’apporto dei repubblicani mazziniani. E per segnalare quanto vasto fu il fronte anti-nazista ricorda perfino il sacrificio in Liguria del partigiano russo Fiodor Andrianovic Poletaev (così forse a Mosca si daranno pace).
Soprattutto Mattarella contesta, con molta energia, che dopo 80 anni la Liberazione sia acqua passata e la democrazia un dato acquisito. Lancia l’allarme sulla partecipazione al voto che, elezione dopo elezione, sta crollando sotto i livelli di guardia. “Non possiamo arrenderci all’assenteismo”, avverte il capo dello Stato. Il suo appello è di attualità anche in vista dei referendum abrogativi che si terranno l’8 e 9 giugno, con il quorum ad altissimo rischio. La Resistenza, di cui “è sempre tempo”, si prosegue esercitando il proprio dovere di cittadini. E rinunciando, se occorre, a una giornata in spiaggia.











