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di Massimo Lensi

Il Domani, 25 settembre 2024

La nomina del Commissario per l’edilizia carceraria è arrivata. In poco più di un anno, dovrà guidare le nuove opere necessarie a mitigare il sovraffollamento nelle carceri italiane. Il decreto d’incarico è stato firmato ma non c’è traccia dell’altro decreto, quello ministeriale che affida al nuovo Commissario poteri e risorse. Marco Doglio è il nuovo Commissario, un professionista serio e competente. Vanta un passato di oltre trent’anni nel settore delle infrastrutture. Un profilo professionale molto particolare. Cos’è che non va allora in questa storia? Semplice, oltre ai fondi una visione del futuro. Costruire nuove carceri è un progetto irrealizzabile, oltre che in contraddizione con il buon senso e le indicazioni di organi internazionali in materia di politiche penitenziarie. Eppure ci troviamo nel periodo più intenso del fenomeno di carcerazione di massa.

I detenuti aumentano di giorno in giorno, e lo spazio detentivo è lo stesso di vent’anni fa, anzi meno a causa della non agibilità di numerose "celle", pardon, camere di pernottamento. La mancanza di manutenzione ordinaria si fa infatti sentire. E allora? Cosa potranno fare Doglio e i cinque tecnici di sostegno in un anno? Qualche convegno, una lunga serie di osservazioni, un altrettanto lungo giro negli istituti e la consegna di un Piano carceri da utilizzare alla bisogna. Già, un Piano carceri. A meno di un miracolo, sembra impossibile invertire la tendenza punitiva e pensare a forme innovative di "decarcerizzazione" con soluzioni diversificate secondo il reato commesso.

Come è impensabile intravedere, con i fondi a disposizione, opere di ristrutturazione dei vecchi edifici penitenziari ormai fatiscenti. Per fare un esempio, stentano a partire i lavori perfino per gli otto nuovi padiglioni previsti dal Pnrr di due anni fa. E già appaltati. Certo, anche questa storia si potrebbe concludere in un nulla, nel vuoto permanente che contraddistingue la politica carceraria in Italia. Parole, tante parole e un nulla di fatto.

Oppure nell’avvio del processo di privatizzazione del sistema carcerario. E il nuovo Commissario potrebbe diventare il traghettatore ideale di questo processo, per trasferire parzialmente un sistema ordinamentale dal pubblico al privato.