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di Clemente Pistilli

La Notizia, 6 aprile 2022

Le criticità: aumento dei suicidi, sovraffollamento e troppi detenuti anziani. Altro che Paese di Beccaria. In Italia le carceri sono un inferno, le condanne per le condizioni in cui vengono lasciati i detenuti aumentano e ora l’ennesima bocciatura è arrivata dal Consiglio d’Europa.

Con l’ennesima maglia nera assegnata al Paese per i suicidi dietro le sbarre, il sovraffollamento nelle celle e il record di over 50 privati della libertà e costretti in un penitenziario. Il Consiglio d’Europa, nel rapporto 2020 denominato “Space”, con cui annualmente viene monitorata la situazione delle carceri negli Stati appartenenti all’organizzazione paneuropea, ha evidenziato che in Italia c’è stato un tasso dei suicidi all’interno dei penitenziari tra i più alti d’Europa, un problema di sovraffollamento che neanche una diminuzione dei nuovi detenuti dovuta agli effetti collaterali della pandemia ha risolto e che la maggior percentuale dei carcerati ha più di 50 anni.

L’Italia è infatti inserita tra i primi dieci Paesi dell’Unione europea che hanno registrato il più alto tasso di suicidi in carcere nel corso del 2020, 61 in totale, uno ogni 10mila detenuti. E trentadue persone si sono tolte la vita mentre erano ancora in attesa di una sentenza definitiva. In testa alla classifica dei suicidi in carcere stilata dal Consiglio d’Europa si trova la Francia, dove il tasso dei suicidi è pari a 27, 9 ogni 10mila detenuti, seguita dalla Lettonia (19,7), il Portogallo (18,4), il Lussemburgo (18), il Belgio (15,4), l’amministrazione penitenziaria catalana (14), la Lituania (13,2), l’Estonia (12,8) e l’Olanda (12,7).

Nessuno, ad eccezione del Belgio, ha però anche un problema di sovraffollamento carcerario come l’Italia. Al 31 gennaio del 2021 risultavano infatti 105,5 detenuti per ogni cento posti disponibili nei penitenziari. Peggio appunto solo il Belgio con 108,4. Una piaga che neppure gli effetti legati alla pandemia, che secondo il rapporto hanno contribuito a ridurre la popolazione carceraria, con il ricorso a misure alternative, ha sanato. In Italia il tasso di incarcerazione è diminuito dell’11,1%.

All’inizio del 2020 c’erano infatti 101,2 incarcerazioni ogni 100mila abitanti, mentre alla fine dell’anno la percentuale è scesa a 90. Un trend registrato in molti altri Paesi che, secondo i ricercatori, è legato al particolare che i lockdown hanno ridotto la possibilità di commettere determinati crimini, senza contare che il Covid-19 ha rallentato il funzionamento dei tribunali. Ma il sovraffollamento è ancora eccessivo.

Infine la percentuale di detenuti che hanno più di 50 anni. Se si esclude il Liechtenstein, dove gli over 50 dietro le sbarre sono la metà del totale, sei su dodici, per l’Italia si conferma il record assoluto. Rispetto a una media europea del 16,3%, gli over 50 detenuto sono infatti il 26,7% dell’intera popolazione carceraria.

Tre elementi che rendono le carceri italiane un inferno e a cui è sempre più urgente porre rimedio. Il Ministero della giustizia sta investendo sulla Polizia penitenziaria. Lo scorso anno, come specificato dal sottosegretario Francesco Paolo Sisto, il Governo ha autorizzato l’assunzione di 2.204 unità e ha previsto un milione di euro per garantire il supporto psicologico degli agenti penitenziari. Il sottosegretario alla giustizia ha poi aggiunto che sono stati finanziati 154 interventi relativi alla videosorveglianza nelle carceri e che l’intera operazione, del valore di 22 milioni, potrebbe completarsi tra la fine del 2023 e il 2024. “Ci aspettiamo - ha concluso -ricadute positive”.