sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

di Edmondo Bruti Liberati

La Stampa, 20 aprile 2026

La vorticosa alternanza tra pulsioni securitarie senza garanzie per alcune categorie e garantismo irrealizzabile per altre produce solo inefficienze di sistema con il risultato complessivo: né sicurezza né garanzie. “La velocizzazione della giustizia transita attraverso una forte depenalizzazione quindi una riduzione dei reati. Occorre eliminare il pregiudizio che la sicurezza o la buona amministrazione siano tutelate dalle leggi penali”. Nordio il 22 ottobre 2022 all’insediamento come Ministro della Giustizia. Unica depenalizzazione quella, in controtendenza rispetto alle direttive anticorruzione dell’Unione europea, su abuso di ufficio e traffico di influenze. Invece più “decreti sicurezza” e leggi che hanno introdotto nuovi reati.

La conversione del Decreto n.23/2026 avviene al limite dei sessanta giorni previsti dalla Costituzione. Una sfida alla lingua italiana: un testo già pessimo diviene “pessimissimo”. All’abuso del Decreto Legge, purtroppo pratica diffusa da tempo, l’attuale maggioranza ha aggiunto la vanificazione del dibattito parlamentare sul testo originario e la forzatura di ulteriori peggioramenti. Tra le cause del sovraffollamento carcerario vi è l’aumento della durata delle pene inflitte e si insiste sugli aumenti; vi è la presenza di tossicodipendenti e si restringe l’operatività della pena ridotta per fatti “di lievi entità”.

Se Salvini non riempie le piazze sulla remigration, viene in soccorso la maggioranza, stravolgendo il ruolo della difesa, garanzia essenziale per tutti e ancor più per le persone in situazioni precarie. Con l’offerta di una “paghetta” di 625 euro si propongono avvocati/agenti ausiliari della remigration, incentivando lo straniero al rimpatrio volontario. Riemerge il Nordio “depenalizzatore” con una sorta di abrogazione, mirata però solo su alcuni soggetti, del reato previsto per l’avvocato che “rendendosi infedele ai suoi doveri professionali, arreca nocumento agli interessi della parte da lui difesa” (art. 380 codice penale).

Viene sfidata, ora con legge ordinaria, la Costituzione nei due fondamentali principi dell’art. 24 “La difesa è diritto inviolabile in ogni Stato e grado del procedimento. Sono assicurati, ai non abbienti, con appositi istituti, i mezzi per agire e difendersi davanti ad ogni giurisdizione”. Non basta la paghetta al “remigrator ausiliario”, ma viene limitato l’accesso al patrocinio a spese dello Stato in caso di impugnazione dell’espulsione.

Il Decreto legge, nonostante le modifiche allora introdotte, si disse, sull’effetto della moral suasion del Quirinale, presentava una “lenzuolata” di interventi quando non dannosi, inutili. Il fermo preventivo di polizia, pur ridimensionato, suscita gravi dubbi di costituzionalità. Sarebbe stato doveroso che il Governo riferisse sull’uso che ne è stato fatto in questo mese e mezzo di vigenza. Una sgangherata norma prevede la iscrizione in un separato registro, piuttosto che in quello ordinario per le notizie di reato, “quando appare evidente che il fatto è stato compiuto in presenza di una causa di giustificazione”. La traduzione in legge dello slogan salviniano “la difesa è sempre legittima”, è stata sommersa dal ridicolo dopo le imprudenti dichiarazioni di esponenti del governo ai massimi livelli sulla “evidenza” della legittima difesa per il poliziotto che aveva ucciso un pregiudicato nel boschetto di Rogoredo.

Altra scadenza si avvicina: Giudice dell’udienza preliminare, in formazione collegiale, per decidere sulla richiesta del Pm di misure di custodia cautelare in carcere. L’entrata in vigore era stata differita di due anni per adeguare gli organici dei magistrati. Ciò non è avvenuto, come previsto e prevedibile. Il Gip collegiale è del tutto impraticabile nei Tribunali piccoli e anche nei medi. Nella dozzina di grandi Tribunali metropolitani si dovrebbe ricorrere all’applicazione temporanea al Gip di magistrati del Tribunale civile, con il risultato di aggravare la situazione del settore civile che è quello in maggiore sofferenza. Realismo imporrebbe di prendere atto che questa misura, in linea di principio auspicabile, è di fatto impraticabile. Ma vi è il rischio che si adotti una soluzione pasticciata con la concentrazione della decisione per tutto il distretto nel solo Gip collegiale del Tribunale metropolitano, che produrrebbe effetti a catena di ulteriore inefficienza.