di Elisa Del Pupa
Italia Oggi, 19 ottobre 2020
Il mondo di fuori visto da dentro. È questo il tema della tredicesima edizione del premio Carlo Castelli per la solidarietà, il concorso letterario riservato ai detenuti delle carceri italiane promosso dalla società di San Vincenzo De Paoli.
La cerimonia di premiazione, accessibile anche in diretta Facebook e You Tube, si è tenuta a Roma lo scorso venerdì 16 ottobre presso la sede di Palazzo Maffei Marescotti, con il patrocinio di Senato della Repubblica, Camera dei deputati, Ministero della giustizia e Università europea di Roma, oltre allo speciale riconoscimento della medaglia da parte del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.
Vincitori della tredicesima edizione sono Stefania Colombo (Cr Milano Bollate) con "La paura di decidere chi essere", Ziri Elton (Cr Vigevano) con "Quello che vedo dall'aldiquà" e Marcello Spiridigliozzi (Cr Roma Rebibbia) con "Il buco della serratura", che si sono aggiudicati, rispettivamente 1.000, 800 e 600 euro e il merito di finanziare anche un progetto di solidarietà. In aggiunta ai premi, infatti, a nome di ciascuno dei tre vincitori saranno devoluti, nell'ordine: 1.000 per finanziare la costruzione di un'aula scolastica nel Centro Effata di Nisiporesti in Romania; 1.000 destinati ad un progetto formativo e di reinserimento sociale di una giovane dell'istituto minorile di Casal del Marmo, in provincia di Roma; infine, 800 per l'educazione scolastica a distanza di una bambina dell'India.
Inoltre, la giuria del premio Castelli ha conferito dieci segnalazioni di merito ai migliori elaborati pervenuti da vari istituti penitenziari. Le opere finaliste sono state raccolte e pubblicate in un volume intitolato "Spazi vicini Vite distanti" edito da Anthology digital publishing. È nell'introduzione all'opera che Luigi Accattoli, presidente della giuria, spiega come la tredicesima edizione del premio ricada in un periodo di rara eccezionalità a causa della pandemia da Covid-19.
Seppur l'argomento "Il mondo di fuori visto da dentro" fosse stato individuato a gennaio, infatti, i concorrenti detenuti hanno elaborato e inviato i lavori nei tre mesi di maggiore impatto per l'emergenza, cioè da marzo a maggio. Ciò ha inciso profondamente nel ridotto numero di lavori pervenuti e nella propensione dei detenuti a trattare la similitudine tra lockdown e clausura forzata come risultato delle misure adottate dal governo per fronteggiare l'emergenza.
In particolare, come racconta Antonio Gianfico, presidente della federazione nazionale società di San Vincenzo De Paoli, "anche nelle carceri italiane è entrato il Covid-19, causando forti disagi e purtroppo mietendo vittime. Soprattutto ha impedito l'incontro fisico con i familiari e l'ingresso delle migliaia di volontari che ogni giorno svolgono attività di sostegno, scolastiche, culturali e di vario genere. Si è creato così, improvvisamente, un grande vuoto, un senso di abbandono nelle persone ristrette, perché è mancato loro quel filo diretto con il mondo esterno attraverso una persona che dona la sua vicinanza, il suo mettersi alla pari senza pregiudizio".
Negli elaborati, i detenuti hanno quindi espresso la propria percezione su ciò che stava avvenendo fuori, spesso in modo contrastante e strettamente personale, talvolta ergendo il luogo carcerario a tempio di protezione lontano dai contagi, talvolta identificandolo come ambiente pieno di ansie e preoccupazioni per i familiari esterni più esposti.
"L'esperienza della scrittura vissuta tra le sbarre può condurre a insperati orizzonti umani e spirituali. Un'esperienza che ci rivela che il carcere può essere un luogo educativo (o meglio rieducativo) dove poter esprimere continuamente una personalità attiva, sia verso l'universale (lo stato) che verso il particolare (le persone e i gruppi sociali", ha commentato Davide Dionisi, del dicastero per la comunicazione Città del Vaticano nella prefazione.










