di Conchita Sannino
La Repubblica, 4 maggio 2025
Secondo il Consiglio superiore della magistratura, il ministro avrebbe potuto impugnare la decisione dei domiciliari prima di avviare l’azione disciplinare. I giudici della Corte d’Appello di Milano, “se proprio si vuole spaccare il capello in quattro”, furono soltanto “troppo sintetici” nel motivare la concessione degli arresti domiciliari (seppur rafforzati da braccialetto elettronico e divieto assoluto di comunicazione) per Artem Uss, il potente imprenditore e figlio di un oligarca russo poi evaso, dal milanese, nel marzo 2023. Ma il ministro Nordio - osserva invece la sezione disciplinare del Consiglio superiore - che avrebbe potuto impugnare quella decisione, la difese anche in una missiva di risposta inviata agli Usa. E attese la fuga di Uss, e la successiva ispezione ministeriale, per agire contro le toghe. Atteggiamento, rileva Palazzo Bachelet, “che stride logicamente” e solleva “non poche perplessità”.
Per la vicenda Uss - arrestato nell’ottobre 2022 a Malpensa, poi un mese dopo trasferito dal carcere di Busto Arstizio ai domiciliari - erano finiti sotto procedimento disciplinare i magistrati di Corte d’Appello Monica Fagnoni, Micaela Serena Curami e Stefano Caramellino; tutti assolti, sette mesi fa. A loro carico il Csm esclude gli addebiti, specie di metodo - né omissioni nel valutare i pareri restrittivi della Procura, né negligenze - avanzati dal Ministero dopo la clamorosa fuga di Uss, presunta spia che per storia e potere familiare era nel mirino degli Usa (suo padre è amico personale di Putin). Nelle motivazioni appena depositate, firmate dal vicepresidente del Csm Fabio Pinelli e dal togato Antonino Laganà, si dà atto che il pericolo di fuga apparisse attenuato dalle “considerazioni” sul “radicamento degli affari” di Uss in Italia e “sull’acquisto di due case a Basiglio”. Per il Csm “suscita non poche perplessità, l’omessa attivazione ministeriale di alcuna contestazione del provvedimento”.
In particolare, a “stridere con la coerenza del sistema” è “il dato” per il quale Nordio, invece di chiedere “l’aggravamento della misura cautelare” o impugnare “per abnormità” il provvedimento dei giudici, ha invece “agito in via disciplinare” contro le toghe. Le stesse delle quali, beninteso, sembra difendere l’operato, subito dopo: lo testimonia la “risposta che l’ufficio ministeriale ha reso agli Stati Uniti a fronte della richiesta”, dopo la sua scarcerazione, “di prendere ogni possibile misura” per riportare Uss in carcere. La lettera è del 6 dicembre 2022 e presenta la decisione dei giudici milanesi “inattaccabile”, “la più idonea a bilanciare il pericolo di fuga con la libertà di un cittadino extracomunitario”.











