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di Franco Corleone


L'Espresso, 14 giugno 2020

 

Le intercettazioni telefoniche subite dal magistrato Palamara, ex capo della corrente Unicost, hanno innescato la rincorsa a una discussione stucchevole sul funzionamento del Consiglio Superiore della Magistratura e sulla necessità di una sua riforma. In realtà nessuno è capace di affrontare alla radice il nodo della giustizia in Italia, dei suoi rapporti con il potere e soprattutto delle ragioni dello scontro senza fine per la supremazia tra magistratura e politica.

Tutto si riduce in maniera modesta a varie proposte di modifica del sistema elettorale del Csm, come se la legge elettorale potesse cancellare le pratiche di lottizzazione e di spartizione delle nomine dei Capi delle Procure. L'unica certezza è che come per il Parlamento il cambio della legge elettorale non migliora la qualità degli eletti e non annulla le pratiche perverse. Il vero scandalo è rappresentato dalla scelta, condannata da Leonardo Sciascia, di avere salvaguardato dopo la caduta del fascismo, il principio della continuità dello Stato.

Scandalo ancora più enorme è rappresentato dalla conservazione del Codice Rocco. Il 19 ottobre di quest'anno ricorreranno il 90 anni dalla firma di Vittorio Emanuele III del Codice penale di Alfredo Rocco e voluto da Mussolini. Così per decenni la magistratura fu parte attiva della conservazione più dura in Italia e solo grazie alla presenza di gruppi alternativi, come Magistratura Democratica, poterono emergere i principi della Costituzione.

La retorica contro le correnti nasconde forse la voglia di un ritorno alla casta, reazionaria e interessata ai privilegi propri e del regime. Qualcuno pensa che una soluzione taumaturgica sarebbe la scelta dei membri del Csm affidata al sorteggio. Un metodo infallibile per affidare scelte delicate al caso e non alla responsabilità. Di conseguenza anche le decisioni dei processi potrebbero essere affidate al metodo, rapido e infallibile della testa o croce. Ci si liberebbe anche della pratica garantista del giusto processo affermato solennemente dall'art. 111 della Costituzione e che si affermò con un duro confronto di idee nel 1999.