di Giuseppe Cricenti
Il Tempo, 8 settembre 2025
Tra le garanzie di cui il Consiglio Superiore della Magistratura gode, riconosciute quando forse neanche lontanamente si presagiva a quale destino le correnti lo avrebbero disposto, una è di particolare risalto. Il Csm è, tra gli organi di vertice dell’ordinamento, l’unico non soggetto a controlli di legalità. Può essere sciolto solo per impossibilità di funzionamento: in pratica solo se manca il numero legale. Non si può scioglierlo per gravi violazioni di legge, né per il compimento di atti contrari alla Costituzione. Un privilegio unico, dal momento che non c’è organo deliberativo - a quelli giudiziari e consultivi non si addice ovviamente un tale tipo di controllo - tra quelli di rilevanza, che non sconti una soggezione ai controlli di legalità.
Anche il Presidente della Repubblica può essere messo in stato di accusa per atti contrari alla Costituzione. Comuni, Province, Regioni possono essere sciolti per gravi illegalità. I ministri possono essere revocati con la sfiducia individuale e l’intero governo è soggetto a controlli da parte del Parlamento. Se dunque il Csm assume decisioni illegali, se lo fa nell’interesse di gruppi privati anziché della giustizia, nessuno avrebbe modo di far sì che ne risponda, e neanche si può far valere una qualche responsabilità politica di fronte agli elettori, nonostante i suoi membri siano eletti come fossero rappresentanti politici.
Quando il sistema delle correnti è diventato di pubblico dominio, con lo scandalo di qualche anno fa, in tanti si meravigliarono che il Presidente della Repubblica non avesse sciolto il Csm, ed egli dovette ricordare come non rientrasse tra i suoi poteri farlo. Nessuno sa spiegare questa anomalia, che ovviamente non si giustifica per il ruolo che il Csm ha nell’ordinamento costituzionale, né per la necessità che sia garantita l’indipendenza dei magistrati, ritornello questo buono ad ogni occasione corporativa.
Ora, il Parlamento si sta affrettando a varare una riforma che prevede tra l’altro che i membri del Csm vengano sorteggiati e non eletti, nella speranza di porre fine al malcostume che, per l’appunto, chi è eletto da una corrente è portato a seguire nell’interesse suo e di chi lo ha eletto; piuttosto che in quello della giustizia. Non dico che si tratta di una proposta sbagliata, che anzi la condivido. Ma ne avanzo una alternativa.
Lasciare il sistema elettorale così come è, lasciare che le correnti continuino a condizionare la composizione e l’attività di quell’organo, ma introdurre un controllo di legalità. Affidare al Presidente della Repubblica il potere di sciogliere il Csm quando risulti una oggettiva violazione di legge e prevedere però che chi ne faceva parte perda definitivamente l’elettorato passivo e non possa più candidarsi neanche al consiglio di classe del figlio. Forse si candirebbe solo chi ha oneste intenzioni. E comunque sarebbe la fine di una anomalia ingiustificata.











