di Liana Milella e Conchita Sannino
La Repubblica, 18 gennaio 2022
La risposta al Consiglio di Stato: riconfermati (con due astensioni) Curzio e la sua vice Cassano. Salva l'apertura dell'anno giudiziario. Lo "schiaffo" è stato sanato in un batter d'occhio. Per ora. Se non era mai accaduto che i vertici della Cassazione venissero azzerati d'un colpo dal Consiglio di Stato, col verdetto che venerdì scorso ribaltava la scelta del Consiglio superiore della magistratura, del pari non era mai successo - anche per nomine di simile prestigio - che la risposta di Palazzo dei Marescialli arrivasse nel giro di 72 ore, weekend compreso. Una reazione che si è consumata oggi: con un voto che resterà nella storia del Csm. La quinta commissione ha infatti riconfermato, con "corrette" motivazioni, il primo presidente della Suprema corte Pietro Curzio e la presidente aggiunta Margherita Cassano. Proposta approvata con 4 voti a favore, 2 astenuti, non poche tensioni. Giovedì l'esame finale al plenum: dove, stando ai numeri, la riconferma dovrebbe passare appena in tempo per l'inaugurazione dell'Anno giudiziario dinanzi al Capo dello Stato, Sergio Mattarella.
Nominati il 15 luglio 2020, Curzio e Cassano erano stati "bocciati" dal Cds con la sentenza che dava ragione ad Angelo Spirito, alto magistrato della Cassazione anche lui, determinato a far pesare "più titoli", relativi ad altre funzioni e più anzianità di servizio. Ma il Cds rimproverava soprattutto al Csm un difetto di motivazione. E proprio su questo varco ha puntato il Csm: "ripristinando" le due nomine.
Il verdetto dei giudici amministrativi pesava come uno "sgarbo" del Cds non solo nei riguardi del Csm, ma anche del suo presidente Sergio Mattarella. Che, venerdì, sarà in pazza Cavour ad ascoltare da Curzio la relazione sullo stato della giustizia. Il Capo dello Stato potrebbe partecipare al plenum così come aveva partecipato alla nomina di Curzio. Anche questa coincidenza ha spinto il Csm a confermare le due nomine. Ma con dei distinguo. Votano per il sì: il presidente di Magistratura indipendente Antonio D'Amato; i consiglieri Alessandra Dal Moro della sinistra di Area; Fulvio Gigliotti, laico indicato da M5S e il laico di Fi Alessio Lanzi. Proprio da quest'ultimo, che alla fine vira sul sì, arriva la perplessità sui tempi-lampo. È un unicum.
La riconferma gioca tuttavia sulle contestazioni del Cds: che mette all'indice le motivazioni insufficienti per i due candidati. Ma su questo - spiega chi ha votato a favore - "c'è stato un grande lavoro degli uffici del Csm che hanno dettagliatamente ricostruito le carriere" e risposto con passaggi stringenti alle critiche del Cds. Restano le astensioni annunciate di Michele Ciambellini, napoletano di Unicost, e di Sebastiano Ardita, ex procuratore aggiunto a Catania (al Csm fa coppia fissa con il pm di Palermo Nino Di Matteo).
Sembra che Ciambellini abbia battagliato molto, esprimendo perplessità nel merito e nel metodo. Ci diranno che abbiamo eluso la decisione del Cds, è il suo richiamo: la toppa di una rinomina rischia di provocare un ulteriore contenzioso. Poi, con Ardita, lancia questa preoccupazione: se abbiamo fatto in un pomeriggio quello che normalmente richiede dei mesi, quale idea si fa il cittadino? D'ora in poi per una nomina "ordinaria" dovremo impiegare dieci minuti?
Dubbi ai quali Eugenio Albamonte, il segretario di Area e pm a Roma, già replicava in un'intervista a repubblica.it: "Legittimo e assolutamente opportuno che il Csm abbia rinnovato con tempestività le due nomine. Chi sostiene cose diverse vuole demolire il ruolo del Consiglio e avallare un trasferimento dei suoi poteri in capo al Cds. La decisione avrebbe meritato una condivisione unanime senza distinzioni speciose".









