di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 29 aprile 2026
Il 31 marzo scorso, la Direzione Generale dei Detenuti e del Trattamento del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria inviava una nota ai provveditori regionali con un oggetto inequivocabile: “Attenzionamento in vista della stagione estiva”. A firmarla era il direttore generale Ernesto Napolillo. Il tono era quello di chi sa bene che nelle carceri italiane l’estate è una stagione da affrontare con anticipo e con misure concrete. La nota ricordava che le alte temperature aumentano il rischio di atti autolesionistici e autosoppressivi tra i reclusi, e chiedeva alle direzioni degli istituti di provvedere entro il 10 maggio a una serie di interventi: modulare gli orari dei passeggi per evitare l’esposizione al sole nelle ore più calde, garantire punti idrici e nebulizzatori nei cortili, creare spazi ombreggiati dove possibile, fornire acqua in bottiglia e taniche negli istituti con problemi di approvvigionamento idrico. E tra le misure indicate c’era anche quella di implementare la disponibilità di frigoriferi nelle sezioni per il deposito di bottiglie d’acqua e generi alimentari, anche per evitare che i detenuti usassero l’acqua del rubinetto per refrigerarsi.
Ventitré giorni dopo, il 23 aprile, arrivava un’altra nota. Questa volta a firmarla era il Capo del Dipartimento Stefano Carmine De Michele, con un oggetto preciso: “Dotazione frigoriferi all’interno delle aree all’uopo dedicate delle sezioni detentive”. Il messaggio, nella sostanza, andava in direzione diversa. I frigoriferi, i “pozzetti frigo” come li definisce il documento, non potranno in nessun caso essere collocati nelle camere di pernottamento. Dovranno essere spostati in stanze apposite ricavate all’interno delle sezioni, come i locali delle ex docce, la lavanderia, la barberia. L’accesso a questi spazi andrà regolamentato e limitato a uno o due detenuti in orari definiti. Le motivazioni addotte riguardano la sicurezza: la presenza di un frigorifero in cella aprirebbe la strada all’occultamento di oggetti o sostanze non consentite, al rischio di uso improprio come strumento per barricarsi, o come oggetto atto a offendere.
È su questa contraddizione, almeno apparente, che si è innescata la reazione di Samuele Ciambriello, garante campano delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale e portavoce della Conferenza dei Garanti territoriali dei detenuti. Ciambriello ha definito la decisione di De Michele “incomprensibile e pericolosa”. “In piena emergenza caldo e con carceri sovraffollate”, ha detto, “si priva i detenuti di uno strumento essenziale per conservare cibo e acqua in condizioni minime di igiene. Non è sicurezza: è un arretramento che rischia solo di aumentare tensioni e problemi sanitari”. E ha chiesto direttamente al ministro della Giustizia Carlo Nordio di far ritirare la nota.
Tre settimane, due note, una risposta - La tempistica è quello che ha reso la vicenda difficile da spiegare, almeno fino alla presa di posizione del ministero. Nel giro di tre settimane, la stessa amministrazione penitenziaria aveva emanato due documenti ufficiali che sembravano puntare in direzioni opposte. Prima Napolillo raccomandava di aumentare i frigoriferi nelle sezioni, poi De Michele disponeva che non potessero stare nelle camere di pernottamento. Ciambriello aveva sollevato la contraddizione con forza, citando i documenti ufficiali uno per uno: “Ancora più grave è il contrasto con quanto indicato appena poche settimane fa dalla Direzione Generale, che invitava ad aumentare i frigoriferi proprio per affrontare l’estate”. E aveva formulato la domanda che, secondo lui, rimaneva senza risposta convincente: “Perché il Capo del DAP, venti giorni dopo, adotta una disposizione contraria? Chi ha suggerito questa presa di posizione, questo rigore securitario?”.
La risposta è arrivata direttamente dal ministero della Giustizia, che ha chiarito la propria lettura dei fatti con una nota diffusa nelle scorse ore. Secondo il Dicastero, le note del Dipartimento del 23 e del 27 aprile non determinano alcuna limitazione sui minibar eventualmente già presenti nelle celle, e si riferiscono ai frigoriferi intesi come elettrodomestici di grandi dimensioni che, come precisa la nota, “naturalmente non possono stazionare all’interno delle camere di pernottamento”. La distinzione è tra il frigorifero grande, quello che il DAP vuole collocare in spazi dedicati, e i pozzetti frigo di dimensioni ridotte, per i quali il ministero dice di aver disposto nuovi acquisti in vista dell’estate insieme a ventilatori, prevedendo un monitoraggio costante sulle effettive esigenze dei singoli istituti. Si tratta, sottolinea il ministero, di dotazioni aggiuntive rispetto a quanto già fatto in passato.
Per capire il peso pratico di questa distinzione, però, bisogna tenere a mente come funzionano le giornate nelle carceri italiane. L’accesso agli spazi comuni non è costante né garantito a qualsiasi ora. Spostare un frigorifero di grandi dimensioni dalla cella a una stanza condivisa accessibile solo in certi orari, con uno o due detenuti autorizzati a gestirla, significa comunque ridurre la possibilità di conservare acqua fredda o cibo nelle ore notturne o nei momenti in cui i movimenti interni non sono consentiti. Se la distinzione tra minibar e frigorifero di grandi dimensioni è tecnicamente corretta, resta da vedere come si tradurrà concretamente nella quotidianità degli istituti, molti dei quali il garante ricorda avere i frigoriferi nelle celle ormai da anni, come dotazione consolidata e non contestata fino ad ora.
Il carcere e il caldo: un problema che torna ogni estate - Il contesto in cui si inserisce questa vicenda è quello di carceri italiane che arrivano all’estate già con numeri critici sul fronte del sovraffollamento. I suicidi in carcere non accennano a diminuire. La nota di Napolillo del 31 marzo ricordava esplicitamente che i disagi legati alle alte temperature aumentano il rischio di atti autolesionistici e autosoppressivi. Non è un’osservazione burocratica: è la presa d’atto di un fenomeno reale e documentato, che puntualmente si ripete ogni anno con l’arrivo del caldo. Nella stessa nota, il direttore generale raccomandava di potenziare le attività sportive, teatrali e laboratoriali, di attivare tempestivamente gli staff multidisciplinari e di riformulare i menù giornalieri in funzione della stagione. Un pacchetto di misure pensato esplicitamente per ridurre le tensioni prima che si manifestassero.
La nota ministeriale, dal canto suo, afferma che l’intera azione del DAP è volta a migliorare le condizioni dei detenuti e del personale penitenziario, e che i nuovi acquisti di pozzetti frigo e ventilatori, presentati come dotazioni aggiuntive rispetto al passato, vanno esattamente in questa direzione. Sul piano formale, la posizione del ministero ridimensiona la portata della polemica sollevata da Ciambriello, offrendo una chiave di lettura che distingue tra tipologie diverse di apparecchi. Sul piano pratico, la questione rimane aperta: l’estate si avvicina, le celle sono sovraffollate e la differenza tra ciò che viene annunciato nelle note ufficiali e ciò che accade ogni giorno nei singoli istituti è spesso significativa. Il 10 maggio, data entro cui Napolillo aveva chiesto riscontro sulle misure estive, è ormai vicina. Quello che succederà nelle prossime settimane negli istituti, tra annunci e realtà quotidiana, dirà molto di più di qualsiasi circolare.











