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di Federico Capurso

La Stampa, 25 maggio 2024

Il nuovo ddl Sicurezza, ora in discussione alla Camera, dopo aver previsto l’introduzione del nuovo reato di “resistenza passiva” negli istituti penitenziari, con cui si rendono punibili fino a otto anni di carcere i casi di protesta pacifica dei detenuti, punta ora a inasprire le misure contro chi vuole manifestare contro la realizzazione di opere pubbliche. Matteo Salvini da tempo si lamenta dei tanti comitati che in tutta Italia si battono per evitare la realizzazione di infrastrutture a lui care, come il Ponte sullo Stretto. Così, adesso, il deputato leghista Igor Iezzi presenta un emendamento al ddl Sicurezza che va proprio nella direzione indicata dal leader.

Prima aumenta le pene per i reati di resistenza, violenza o minaccia a un pubblico ufficiale, portandole da sette a quindici anni, “se la violenza o la minaccia è commessa da più di dieci persone, pur senza uso di armi”. Poi aggiunge un ulteriore aggravante, nel caso in cui la violenza o minaccia venga commessa per “impedire la realizzazione di un’opera pubblica o di un’infrastruttura strategica”. In questo caso, gli anni di carcere possono arrivare a 25 anni.

A lanciare l’allarme è il deputato di Avs Angelo Bonelli, che vede nell’emendamento Iezzi un chiaro mandante politico: “Vuole intimidire la legittima protesta contro il Ponte sullo Stretto. La pena prevista è tripla rispetto al reato di corruzione e ad altri reati gravi come la rapina. Siamo in una vera emergenza democratica”. Nel mirino di Bonelli c’è Salvini che - lo accusa il deputato di Avs - dal ministero delle Infrastrutture ha affidato lavori per oltre 15 miliardi di euro senza gara pubblica, come il ponte sullo stretto di Messina e la diga foranea di Genova e non ha accolto le contestazioni di irregolarità dell’Autorità nazionale anticorruzione sulle procedure adottate dal suo ministero. E adesso “vuole mandare in carcere chi protesta! Sarà dura opposizione in Parlamento e nel Paese, anche contro chi sta devastando il territorio con opere dannose come il ponte sullo stretto, mentre in Sicilia un milione di persone non ha accesso all’acqua potabile a causa della siccità e dell’assenza di interventi sugli acquedotti”.