di Valeria Sforzini
Corriere della Sera, 6 luglio 2021
La proposta che si rifà al testo di Scalfarotto elimina ogni riferimento all'identità di genere e ribadisce l'autonomia scolastica per la giornata contro l'omotransfobia. Senza i voti dei 17 senatori di Italia Viva, il disegno di legge Zan contro l'omotransfobia non ha speranze di passare a Palazzo Madama. E su questi voti, al momento, pare non poterci contare. Il partito di Matteo Renzi ha infatti presentato una sua proposta di "mediazione", che elimina i riferimenti all'identità di genere dal testo firmato dal deputato Pd Alessandro Zan e sottolinea l'autonomia delle scuole per la giornata nazionale contro l'omofobia, la bifobia, la transfobia. Il passo di Italia viva ha fatto infuriare Pd e 5 Stelle. Gli emendamenti di Italia viva, presentati il 2 luglio, vengono incontro alle richieste del centrodestra, da sempre contrario al ddl Zan. Matteo Salvini (Lega) e Licia Ronzulli (Forza Italia) hanno infatti presentato un loro disegno di legge il 6 maggio, alternativo a quello del parlamentare dem. Domani, prima che si voti in Aula la calendarizzazione del ddl Zan, i capigruppo si incontreranno per tentare l'ultima mediazione. Ecco i tre testi a confronto.
Il disegno di legge Zan - Il testo che porta la firma del deputato del Pd Alessandro Zan è stato approvato alla Camera il 4 novembre 2020 durante il governo Conte II con 265 voti favorevoli di Pd, M5S, Leu, Italia viva e 5 deputati di Forza Italia. Il 5 novembre è approdato in Senato, dove è rimasto sospeso per mesi prima che venisse approvata la calendarizzazione. Il ddl Zan estende la legge Mancino - che oggi punisce le discriminazioni basate su razza, religione e nazionalità - all'omofobia e alla transfobia. In pratica, aggiunge ai passaggi del codice penale (articolo 604 bis) che già puniscono, con il carcere fino a un anno e sei mesi, le discriminazioni a sfondo razziale, etnico o religioso anche quelle basate sul sesso, sul genere, sull'orientamento sessuale, sull'identità di genere o sulla disabilità. L'articolo 1 introduce proprio questi concetti, inclusi il genere ("qualunque manifestazione esteriore di una persona che sia conforme o contrastante con le aspettative sociali connesse al sesso") e l'identità di genere ("l'identificazione percepita e manifestata di sé in relazione al genere, anche se non corrispondente al sesso biologico, indipendentemente dall'aver concluso un percorso di transizione"), oggetto di polemiche dal centrodestra.
Prevede pene, fino a 4 anni, per chi istiga a commettere discriminazioni o violenze di stampo omofobo così come oggi è previsto per quelle di stampo razzista. E punisce anche chi organizza o partecipa ad associazioni che, per gli stessi motivi, istigano alla discriminazione e alla violenza. A differenza del razzismo, però, le norme sull'omofobia non si applicano al reato di propaganda, ma solo all'istigazione a commettere discriminazione o violenza: "Ai fini della presente legge - recita l'articolo 4 - sono fatte salve la libera espressione di convincimenti od opinioni nonché le condotte legittime riconducibili al pluralismo delle idee o alla libertà delle scelte".
La legge poi istituisce - articolo 7 - una giornata nazionale contro l'omofobia, la lesbofobia, la bifobia e la transfobia, il 17 maggio, "al fine di promuovere la cultura del rispetto e dell'inclusione nonché di contrastare i pregiudizi, le discriminazioni e le violenze motivati dall'orientamento sessuale e dall'identità di genere". Possono essere organizzate iniziative pubbliche, anche nelle scuole, nel rispetto della loro autonomia.
La proposta di Italia viva - Italia viva - accogliendo le rimostranze del centrodestra contro gli articolo 1 (identità di genere), 4 (libertà di espressione) e 7 (giornata nazionale contro l'omofobia) - ha avanzato un tentativo di mediazione che prende spunto dalla proposta Scalfarotto del 2018 che estendeva la legge Mancino alle discriminazioni basate sull'identità sessuale, sull'omofobia o sulla transfobia.
Il testo di Italia viva, in pratica, elimina ogni riferimento all'identità di genere. Cancella del tutto l'articolo 1 del ddl Zan, quello che introduce i concetti di sesso, genere, orientamento sessuale e identità di genere. A essere punite sono le discriminazioni fondate sull'omofobia o sulla transfobia, oltre al tema della disabilità. Cancella anche l'articolo 4, sulla libertà di espressione. E modifica l'articolo 7, che istituisce la Giornata internazionale contro l'omofobia, la bifobia, la transfobia, sottolineando il rispetto "della piena autonomia scolastica".
Ddl Ronzulli - Il centrodestra, dall'inizio del dibattito, si è sempre espresso contro il disegno di legge Zan. La controproposta è arrivata il 6 maggio scorso, pochi giorni dopo l'intervento di Fedez al concertone del Primo maggio e le polemiche che ne son seguite. I primi firmatari del disegno di legge sono Licia Ronzulli e Matteo Salvini. Il testo del ddl alternativo è più snello (3 articoli invece dei 10 del ddl Zan) e si limita a modificare l'articolo 61 del Codice penale, introducendo fra le aggravanti comuni - applicabili a qualsiasi reato - quella di "aver agito in ragione dell'origine etnica, credo religioso, nazionalità, sesso, orientamento sessuale, disabilità, nonché nei confronti dei soggetti" in condizione di particolare vulnerabilità. Gli articoli 2 e 3 prevedono che l'aggravante annulli l'effetto delle attenuanti che comporterebbe uno sconto di pena.
Questa proposta non estende la tutela contro i crimini d'odio già prevista dalla legge Mancino: non prevede pene specifiche per la discriminazione contro trans e omosessuali. Si limita a introdurre un'aggravante - quindi pene più severe - per i reati comuni se le vittime sono colpite "in ragione dell'origine etnica, credo religioso, nazionalità, sesso, orientamento sessuale, disabilità" o perché in condizione di elevata fragilità. La proposta Ronzulli è meno severa del ddl Zan: l'aggravante comune comporta un aumento della pena fino a un terzo, quella della legge Mancino (e Zan) un aumento fino alla metà. Nel testo infine non ci sono riferimenti all'identità di genere e alla sensibilizzazione al tema come la giornata nazionale contro l'omofobia del 17 maggio prevista nell'articolo 7 del ddl Zan.











