di Alessandro Di Matteo
La Stampa, 8 agosto 2024
Le madri detenute sono un caso. La segretaria del Pd Schlein: “Accecati dalla foga punitiva”. Comincia male e finisce peggio l’ultimo giorno di lavori della Camera dei deputati prima della pausa estiva. Dopo ore di scontri sugli ordini del giorno, Montecitorio - tra le polemiche - converte in legge il “decreto-carceri”, ma proprio mentre l’aula vota il ministro della Giustizia Carlo Nordio - facendo infuriare ulteriormente le minoranze - partecipa ad un vertice con Giorgia Meloni in cui si decide che altre misure sul tema verranno messe a punto. Inaccettabile per le opposizioni, che denunciano la “violazione delle prerogative del Parlamento” e chiedono al presidente della Camera Lorenzo Fontana di intervenire.
La tensione è alta fin dalla mattinata, quando si arriva al corto-circuito sull’ordine del giorno presentato dal Pd per affrontare il tema delle detenute incinte e dei bambini costretti a stare in carcere con le madri. Il governo inizialmente dà parere favorevole, sia pure chiedendo una riformulazione del testo. Poi, però, a sorpresa l’ex magistrata e ora parlamentare della Lega Simonetta Matone chiede di firmare l’ordine del giorno, ottenendo un no dal deputato dem Marco Lacarra, presentatore del documento. La deputata leghista protesta: “Io so di cosa parlo: sono stata per 17 anni pm per i minori a Roma, ho visitato più volte i campi rom”.
Commenta il Pd Giuseppe Provenzano: “La sua era solo una provocazione, è la protagonista dell’affossamento di tutte le norme che avrebbero consentito ai bambini di uscire di galera”. Finisce con il capogruppo Fdi Tommaso Foti che chiede al governo di ritirare il parere favorevole e l’ordine del giorno viene bocciato. Attacca la segretaria Pd Elly Schlein: “Siete accecati dalla vostra foga punitiva, da questo uso - per non dire abuso! - del diritto penale per fini sensazionalistici e propagandistici”.
Lo scontro viene replicato al momento della discussione dell’ordine del giorno presentato da Enrico Costa, un documento che impegna il governo a rivedere le norme sulla custodia cautelare. Il testo passa, ma le opposizioni accusano. Dice Angelo Bonelli, portavoce di Europa Verde: “Si apre la strada allo scudo penale per i politici, annunciato da Salvini in relazione al caso Toti. L’ordine del giorno di Enrico Costa è un falso garantismo”.
Si va avanti così per tutto il giorno, mentre il ministro Nordio è impegnato in una serie di incontri. Il primo, in mattinata, con i Garanti territoriarli dei detenuti. Il guardasigilli, in una nota, ricorda nuovamente gli investimenti del governo sulle carceri ma chiarisce: “Siamo contrari a qualunque forma di scarcerazione lineare o amnistia mascherata perché rappresenterebbero una resa dello Stato.
Ma, appunto, la riunione che scatena definitivamente il caos è quella che trapela a fine pomeriggio, proprio mentre Montecitorio vota il decreto. Nordio va da Meloni a palazzo Chigi, al tavolo siedono anche il sottosegretario Alfredo Mantovani, i due sottosegretari alla Giustizia Andrea Ostellari e Andrea Delmastro, il viceministro Francesco Paolo Sisto e i presidenti delle Commissioni Giustizia di Senato e Camera, Giulia Bongiorno e Ciro Maschio. Al termine del vertice il Guardasigilli annuncia di avere “prospettato soluzioni a breve e medio termine contro il sovraffollamento nelle carceri” (compresa la “modifica della custodia cautelare necessaria per evitare la carcerazione ingiustificata”) e aggiunge che chiederà “un incontro al Presidente della Repubblica, che ha sempre manifestato grande attenzione al riguardo”.
Parole che, appena rilanciate dalle agenzie, scatenano le opposizioni. Debora Serracchiani, responsabile giustizia Pd, al telefono parla di “sfregio alle istituzioni”. La capogruppo Chiara Braga in aula definisce il vertice un “insulto al Parlamento” e la dimostrazione che il decreto appena convertito in legge “era solo propaganda”. È la linea di tutte le minoranze, da M5s a Iv, con Maria Elena Boschi che chiede a Meloni e Nordio di riferire alle Camere.
Il Guardasigilli fa rispondere al ministero con una nota: “L’incontro ha avuto come oggetto una programmazione futura che ovviamente non intende in alcun modo interferire né sovrapporsi con i lavori in corso presso il Parlamento sovrano”. Alle opposizioni non basta, chiamano Fontana. Il presidente della Camera a sua volta diffonde una dichiarazione per ribadire la “centralità del Parlamento le cui prerogative devono essere garantite da parte di tutti i soggetti interessati”.










