di Federica Olivo
huffingtonpost.it, 21 giugno 2024
Il Guardasigilli annuncia il decreto Carceri nel Consiglio dei ministri di ieri, ma la norma slitta. Perplesso chi segue il dossier: “Mancano almeno due settimane prima che sia pronto”. Poi la pezza: “Rinvio per arricchire il testo”. L’annuncio fatto dal ministro della Giustizia, Carlo Nordio, sulle colonne del Sole 24 Ore, aveva quasi scosso la rassegnazione degli addetti ai lavori. “Pensavamo di sognare”, commenta, con ironia, Gennarino De Fazio, segretario della Uilpa Polizia penitenziaria. Peccato che l’annuncio di Nordio fosse infondato: come ci confermano più fonti, nessun decreto sulla giustizia, tantomeno sulle carceri, sarà sul tavolo dei ministri. Né oggi né, a quanto apprendiamo, la prossima settimana.
Un provvedimento è certamente all’orizzonte. Ci sta lavorando in particolare il sottosegretario Andrea Ostellari, che ha la delega ai detenuti, e prevede delle misure per rendere. Ma, ci spiegano fonti ben informate, “non arriverà prima di due settimane”. Alla base di questo ritardo non ci sarebbe un problema di merito: a patto che non ci siano sconti di pena, le pur diverse anime della maggioranza concordano sul fatto che per arginare il sovraffollamento qualcosa bisognerà inventarsi. Semplicemente, però, il decreto - annunciato da quasi un anno ormai - non è ancora pronto. “Abbiamo deciso con il ministro di rinviarlo - sostiene Ostellari - per arricchire il testo, inserendo anche delle disposizioni specifiche in materia di strutture residenziali per il reinserimento dei detenuti. Il progetto consentirà ai reclusi, con un fine pena inferiore ai due anni e in mancanza di condizioni ostative, di scontare l’ultima parte della condanna lavorando e formandosi presso una struttura dotata di tutte le garanzie di sicurezza e inviolabilità, che sarà individuata fra quelle iscritte al costituendo albo”. Eppure Nordio l’annuncio lo aveva fatto poche ore fa, in un’intervista concordata, non in una dichiarazione estemporanea.
Non è ancora chiarissimo cosa abbia causato questo cortocircuito che ha portato il ministro ad annunciare una norma che non c’è. Quel che è certo è che quell’intervista era stata letta con perplessità e stupore anche da chi, nel ministero, sta effettivamente lavorando a questo dossier. E che sapeva benissimo che quel decreto in Consiglio dei ministri oggi non sarebbe potuto arrivare. Nordio non sa quello che succede nel suo ministero? Qualcuno lo insinua, non risparmiando battute velenose, la nota di Ostellari sembra invece voler fugare questa testi. Quello che sembra evidente, però, è che in una via Arenula fatta di tanti compartimenti stagni le comunicazioni tra una stanza e l’altra non sono esattamente fluide.
Il pasticcio ormai si è consumato. E fa sorridere: “Evidentemente il Guardasigilli è stato frainteso: ha detto ‘piano’ (riferendosi alle carceri, ndr), ma voleva dire ‘lento’! O, forse, gli addormentati non eravamo noi”, commenta ancora De Fazio. I fatti, però, sono seri. Perché mentre non viene presa nessuna decisione concreta, un giorno sì e l’altro pure nei penitenziari si acutizza qualche problema. L’ultima notizia arriva dal carcere minorile di Torino: a fronte di una capienza di 46 posti, denunciano i sindacati, sono presenti 60 giovani detenuti. Sembrano numeri piccoli, sono numeri grandi se si considera che negli istituti per minori da anni entravano solo dei casi limite. Le norme del governo Meloni hanno sovvertito questa tendenza.
Nelle carceri per adulti la situazione, da anni ormai, non accenna a migliorare. I suicidi in cella quest’anno sono stati più di quaranta. Sono gli stessi numeri del 2022, quando a fine anno la conta restituiva 85 detenuti che si erano tolti la vita dietro le sbarre. Per arginare questo dramma è stato finanziato un fondo per gli psicologi. Poco altro è all’orizzonte, se non un aumento irrisorio di telefonate - da 6 a 4 al mese - per i detenuti. Modifica, questa, che sarà contenuta nell’annunciato decreto.
L’elenco dei problemi segnalati dai penitenziari è lungo, ma bastano gli ultimi episodi in ordine cronologico a rendere l’idea. Ieri la garante dei detenuti della Sardegna, Irene Testa, ha lanciato l’allarme sul numero, sempre più alto, di detenuti che avrebbero bisogno di assistenza psichiatrica. Un fenomeno, questo, che riguarda anche il resto d’Italia. Il sovraffollamento è un problema che riguarda tutti gli istituti, da Nord a Sud: a livello nazionale, nelle nostre prigioni sono recluse 61500 persone. Esattamente diecimila in più rispetto alla capienza regolamentare. La situazione peggiore è a Poggio Reale, a Napoli, il carcere più affollato d’Europa, ma non mancano altri casi: nel carcere romano di Regina Coeli, ad esempio, pochi giorni fa c’erano il doppio dei detenuti rispetto ai posti previsti.
Il sovraffollamento, come ha ammesso rispondendo ad HuffPost anche il sottosegretario Andrea Delmastro, è tra le prime cause di malessere che generano rivolte. Le ultime, in ordine di tempo, si sono registrate nel carcere di Benevento, a Civitavecchia e nel penitenziario minorile di Milano, il Beccaria. Il sovraffollamento causa proteste, ma anche problemi sanitari. A Bolzano, ad esempio, pochi mesi fa, il personale competente ha fatto molta fatica a contenere un’epidemia di scabbia. I sindacati di Polizia penitenziaria, inoltre, denunciano problemi alla sicurezza degli agenti: a Paola, in Calabria, tanto per citare l’ultimo episodio, un agente è stato aggredito da un detenuto ed è stato soccorso da un altro recluso. Episodi, questi, all’ordine del giorno. Mentre il personale si arrabatta come può. E il governo cincischia. Arrivando a fare una figuraccia come quella di oggi.










