di Luigi Ferrarella
Corriere della Sera, 30 maggio 2025
Irrazionalità, contraddizioni e sproporzioni nelle nuove norme approvate dalla Camera e ora al vaglio del Senato. Basterà aver avuto entro 5 anni neanche un rinvio a giudizio, ma appena una denuncia, per vedersi vietare dal “Daspo urbano” del Questore, senza neanche accertamento di pericolo di reati, l’accesso ad alcune aree, pena l’arresto sino a un anno: notevole coerenza per un governo che ovunque evoca la presunzione di innocenza, e dall’1 giugno designa Questore di Monza un dirigente condannato sino in Cassazione per falso sui fatti della scuola Diaz al G8 di Genova.
Del resto la dosimetria, che nel “decreto sicurezza” i giuristi ritengono stravolta da 14 nuovi reati e 9 aggravanti - ad esempio nell’occupazione abusiva di una casa in cui la pena diventa la stessa di chi ha la colpa di far morire un operaio in un incidente sul lavoro - è sostituita da un’implicita nuova scala di valori, geografie, persino aritmetiche: agli agenti indagati 10.000 euro per le spese legali in ogni fase (fino a un massimo di 50.000), a fronte di 500 euro di rimborso per l’avvocato che in Albania difenda gli stranieri trattenuti nel Cpr delocalizzato; e chissà cosa sono “le immediate adiacenze” di stazioni dei treni e metrò nelle quali il legislatore aggrava i reati, o “l’onore dell’istituzione” la cui lesione aumenterà la pena del deturpamento di immobili pubblici.
Nuove sfide pure per i cultori dei rebus: su come sia possibile far diventare il reato ai danni di poliziotti o medici più grave che se commesso contro tutti gli altri funzionari pubblici; se sia saggio punire con il penale non solo chi blocca una strada con barricate (come oggi) ma pure chi manifesta col proprio corpo una protesta pacifica (oggi multa); e se sia prudente scriminare i reati degli 007 non solo (come oggi) nell’infiltrarsi in associazioni di terrorismo o eversione dell’ordine democratico, ma addirittura nell’organizzarle.
Fino al paradosso di uno Stato che, mentre in 6 anni ha dovuto indennizzare 23.500 detenuti per le “condizioni inumane” delle carceri, trasforma in reato di “rivolta” (fino a 8 anni, più veto ai benefici) il solo non obbedire (senza violenza o minaccia già oggi punite) all’esecuzione di ordini, cioè la sola resistenza passiva che invece fuori non integra mai il reato di resistenza a pubblico ufficiale. Ora resterebbe il Senato.
Eppure non si vuol toccare nemmeno lo scordato corto circuito tra due norme che finisce per punire di meno talune lesioni agli agenti: tutto pur di non interrompere l’esproprio del Parlamento che da un anno esaminava l’identico ddl, scippato dal governo con inventati requisiti di “necessità e urgenza” per travasarlo nel 48esimo decreto legge con il voto di fiducia n. 89.











