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di Amedea Franco


La Stampa, 29 marzo 2020

 

Né agenti penitenziari né cancelli servono a molto se il coronavirus decide di entrare nelle carceri. Quindi quell'isolamento nell'isolamento va tenuto sotto stretta osservazione. Perché ogni casa di reclusione è una piccola città nella città, abitata dai detenuti e dove ci lavorano agenti, operatori sanitari e personale amministrativo. L'allerta è dunque molto alta.

L'emergenza ha sospeso i colloqui, le attività didattiche e quelle lavorative che permettevano ad alcuni detenuti di uscire in semilibertà. Ovvero tutto quello che aiuta a riabilitare l'individuo. A rialzare chi è caduto. Per consentire ai reclusi un seppur minimo rapporto con i parenti sono state intensificate le telefonate straordinarie e le chiamate via Skype.

"Ma quest'ultima soluzione abbiamo visto non funziona molto bene. Le linee sono quelle che sono - spiega Bruno Mellano, garante regionale dei detenuti e delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà. A risolvere un po' la situazione 1600 telefoni cellulari e altrettante sim-card, messi a disposizione da Tim. Ventidue saranno affidati ai responsabili delle carceri cuneesi: 2 ad Alba, 7 a Cuneo, 3 a Fossano e 10 a Saluzzo.

Si potranno fare video chiamate sotto la sorveglianza del personale". Ecco alcuni dati forniti da Mellano relativi al numero di detenuti nelle 4 case di reclusione della Granda: "A Fossano sono 119, Cuneo 282 di cui 46 in regime speciale; a Saluzzo, carcere di alta sicurezza, sono 407 (tra questi alcuni reclusi arrivati da Modena a causa dei danneggiamenti della struttura dopo la rivolta dei giorni scorsi) mentre ad Alba 48. In tutto il Piemonte a fine febbraio risultavano 4553 reclusi in 13 istituti, per una capienza, sulla carta, di 3971 posti. Ripeto: sulla carta perché qui non si tiene conto che Alba funziona a metà e a Cuneo il vecchio padiglione è chiuso da 10 anni". Dunque Mellano qual è la capienza reale? "È di 3721 posti".

Abbiamo raggiunto telefonicamente il direttore della casa circondariale di Cuneo, dottor Giorgio Leggieri. La situazione spiega che è tranquilla e i detenuti fin da subito si sono dimostrati collaborativi nella pulizia e sanificazione degli ambienti. E hanno manifestato disponibilità a rendersi utili. Per quanto riguarda il personale addetto alla sicurezza è stato attivato un pre-triage con la rilevazione della temperatura corporea prima di prendere servizio.

Per il personale amministrativo è stato attivato lo smart working. Il direttore ci ha spiegato le difficoltà e gli sforzi nel gestire una situazione che anche tra quelle mura è una prova non semplice. Nonostante i reati che li hanno portati in carcere, resta forte il legame con gli affetti lasciati nell'altra vita. Quella fuori. E anche quegli affetti che sono fuori sono preoccupati per i loro parenti che sono reclusi. Lo stesso le famiglie degli agenti e del personale che ogni giorno presta servizio nelle carceri.

Lo ribadisce Mellano: "L'allarme sociale investe anche la realtà carceraria, c'è paura per sé stessi ma soprattutto per chi è fuori, dunque figli, genitori, compagni. La percezione è ancora più forte perché l'isolamento è doppio. Purtroppo di questa situazione non se ne parla. Fanno più notizia le rivolte violente come quella di Modena. Poi cala il silenzio".

Ancora: "Manca l'ora di colloquio, il pacco con la roba pulita. Un legame che pur piccolo può essere d'aiuto. Tra i problemi che abbiamo sempre evidenziato (la regione Piemonte è l'unica in Italia ad avere un garante comunale per ogni città sede di carcere): c'è infatti la carenza in molte realtà carcerarie di un supporto lavanderia efficace. Spesso quello presente non è sufficiente per tutti".

Ma la cosa che sta più a cuore in questo momento al garante è il problema trasferimenti: "A parte quelli d'urgenza, dovrebbero essere del tutto bloccati per permettere effettivamente alle Direzioni di organizzare i propri istituti per gestire la doppia emergenza: il sovraffollamento e il rischio di contagio. Per evitare che un domani la situazione possa sfuggire di mano occorre valutare cosa si può fare per rendere più sicure queste realtà. Anche in cella ci sono persone anziane e malate. Dunque chiederemo alla Magistratura di sorveglianza di valutare con urgenza e con la consapevolezza dell'emergenza i casi che possono scontare la pena fuori dal carcere, ad esempio agli arresti domiciliari".