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di Marcello Sorgi

La Stampa, 3 ottobre 2023

Al di là di un ulteriore giornata di inseguimenti tra Meloni e Salvini sul filo della propaganda e delle accuse alla magistrata siciliana che ha rimesso in discussione le norme dell’ultimo decreto anti-immigrazione clandestina, il governo - lo ha annunciato il ministro dell’Interno Piantedosi - proporrà appello contro la sentenza che ha rimesso in libertà gli immigrati che secondo le nuove norme avrebbero dovuto essere trattenuti nel Centro di trattenimento di Pozzallo. Una decisione che apre uno scontro tra poteri dello Stato. E segue una rincorsa tra premier e vicepremier, in cui il leader della Lega, ancora sotto processo a Palermo per reati connessi alle sue decisioni in materia di immigrazione quand’era al Viminale, è arrivato ad accusare i tribunali di essere “sedi della sinistra” e, tra le critiche di Anm e opposizioni, ha invocato un’accelerazione della riforma della giustizia, presentata in modo punitivo per la magistratura.

C’è, a questo proposito, una contraddizione tra il dire e il fare del governo che dovrà essere sciolta. Perché un conto è l’approccio securitario dell’esecutivo, fin dall’esordio con il “decreto rave”, fatto di continua introduzione di nuovi reati nel catalogo già ricco del codice penale, e di promesse di pene sempre più severe, che alla prova dei fatti risultano però difficili da individuare e da provare, oltre che da punire. E un altro conto è l’impianto garantista della manovra, costruita non solo sulla distinzione delle carriere tra magistrati giudicanti e d’accusa, ma anche sulla limitazione di strumenti di indagine, come ad esempio le intercettazioni, da usare non a pioggia ma solo per determinate fattispecie.

Le due tendenze appaiono opposte anche ai non esperti di cose giuridiche. E soprattutto la seconda è chiaramente in contrasto con la tradizione manettara della vecchia e nuova destra di Fratelli d’Italia e della Lega. Non è un caso che finora, a parte le sue frequenti presenze alla Camera per discutere, spiegare, approfondire le sue proposte, Nordio non sia riuscito a portare avanti i provvedimenti. Tal che sono in molti in Parlamento a chiedersi se in fatto di giustizia il governo ci fa o ci è, se insomma ne parla sapendo che di tanto in tanto deve farlo, ma consapevole che alla fine tutto o quasi tutto resterà sulla carta.