di Francesco Petrelli*
Il Dubbio, 26 giugno 2025
Senza in alcun modo entrare nel merito della questione della quale la trasmissione Report ha ritenuto di doversi occupare, relativa ai presunti “condizionamenti” della Commissione Antimafia, si deve tuttavia denunciare l’ennesima gravissima violazione delle più basilari regole del processo e dell’informazione. La pubblicazione del contenuto delle intercettazioni, irrilevanti sotto il profilo penale, acquisite dalla Procura della Repubblica fiorentina nell’ambito di un procedimento ancora in fase di indagine, costituisce una evidente violazione del segreto istruttorio. Ma tale violazione risulta tanto più grave in quanto oggetto della captazione sono anche i colloqui intercorsi fra un indagato ed il suo difensore, in violazione delle norme poste dal codice a tutela della assoluta segretezza di quelle comunicazioni.
Questo tipo di “informazione”, che si avvale esclusivamente di materiali d’indagine, è divenuta una o uno “schiacciasassi”, che passa su ogni diritto di riservatezza e di segretezza. Si dimentica, infatti, che quando si tratta di contenuti di intercettazioni privi di rilevanza penale, quei materiali sono caratterizzati da una evidente illegittimità. Le intercettazioni sono infatti autorizzate e disposte dal giudice solo al fine di ricerca e di acquisizione delle prove, per cui ogni conservazione e diffusione di dialoghi irrilevanti a tal fine resta del tutto ingiustificata. L’utilizzo di questi materiali è frutto di un fraintendimento cui occorre porre fine, in quanto il diritto di cronaca e il dovere di informazione trovano un limite invalicabile nella riservatezza e nella segretezza delle comunicazioni.
È inaccettabile che i colloqui fra un cittadino e il suo difensore siano tranquillamente diffusi da una trasmissione televisiva, potendo contare sulla sostanziale impunità di simili comportamenti, tanto più se ciò avviene mentre giunge la notizia che il nostro Paese è destinatario di una procedura di infrazione per il mancato pieno recepimento della Direttiva 2016/343/UE sulla presunzione di innocenza, a conferma della scarsa tutela che i diritti fondamentali dell’indagato ricevono nel nostro ordinamento.
*Presidente Ucpi











