di Filomena Gallo*
La Stampa, 23 luglio 2025
Se fosse stata in vigore la legge che questo Governo ha proposto Laura non sarebbe stata libera di scegliere. In ricordo di Laura Santi: una vita per il diritto all’autodeterminazione Laura Santi era una mia amica. Sono stata anche sua avvocata ma il nostro legame andava oltre il ruolo professionale: era profondo, umano, politico. Laura era una persona luminosa, determinata e consapevole. Ha lottato fino alla fine per vedere riconosciuto un diritto che dovrebbe appartenere a tutti: il diritto all’autodeterminazione.
Era Consigliera generale dell’Associazione Luca Coscioni, e ha dedicato le sue energie - anche quando la malattia le toglieva il respiro - alla battaglia per il riconoscimento della possibilità di scegliere come e quando morire, nel rispetto della libertà individuale. Laura ha intrapreso un percorso difficile lungo 2 anni e 8 mesi, per vedere applicata la sentenza della Corte costituzionale sul caso Cappato-Dj Fabo, che ha aperto alla possibilità di accedere all’aiuto medico alla morte volontaria in presenza di precisi requisiti. Lei quei requisiti li aveva, ma ha dovuto combattere per dimostrarlo, perché non era attaccata a macchinari che la tenessero in vita, e quindi rischiava di restare esclusa sulla base di un’interpretazione restrittiva di quanto stabilito dalla Corte.
Di fronte agli ostacoli quasi insormontabili e all’attesa di anni che persone come Laura hanno dovuto e devono affrontare, sarebbe oggi necessaria una legge che chiarisca ed estenda i diritti esistenti. La maggioranza di governo ha invece deciso di andare nella direzione opposta. Va dunque detto con chiarezza: se fosse stata in vigore la legge che questo Governo ha proposto Laura non sarebbe stata libera di scegliere. È infatti una legge che punta a cancellare la scelta sul fine vita escludendo chi non è dipendente da trattamenti sostitutivi di funzioni vitali (cioè da macchinari, negando così il diritto a scegliere a chi dipende da trattamenti di sostegno vitale praticati da famigliari e caregivers) è una legge che tradisce lo spirito e la sostanza della sentenza Cappato e della Costituzione. È una legge che nega, anziché garantire, l’autodeterminazione. Una legge che vuole proteggere la mera sopravvivenza biologica umiliando la vita nella libertà e imponendo sofferenze insopportabili non può essere una buona legge.
La memoria di Laura non deve esaurirsi in un momento di commozione o di compassione per le sofferenze da lei subite. Deve diventare impegno. Perché nessuno, nessuna, debba più dimostrare di “meritare” la libertà attraverso procedure burocratiche vessatorie. Perché il diritto a una morte dignitosa sia riconosciuto davvero a tutte le persone che non hanno la possibilità di sottrarsi a una sofferenza insostenibile, senza fare dipendere questo diritto dalla “tecnica” dalla quale una persona dipende per sopravvivere. Laura ci ha insegnato, con la sua vita e con la sua scelta, che la libertà è una responsabilità. E che vale sempre la pena di battersi per difenderla.
*Avvocata, Segretaria dell’Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica











