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di Pietro Polieri


Gazzetta del Mezzogiorno, 4 gennaio 2021

 

Post-modernità giudiziaria è la denominazione dell'ambito entro il quale va collocato l'interesse scientifico attuale di Vincenzo Bruno Muscatiello, docente di Diritto penale presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell'Università di Bari. In tale perimetro di studio, del diritto penale viene colta la complessa e polimorfica fenomenologia trans-formativa e alterativa interna sistemica, determinata dalla sua apertura contemporanea a istanze esterne alla sua costruzione, ordinariamente e storicamente coerente, lineare e logico-continuativa.

Nella sua ultima produzione editoriale dal titolo "La seduzione dell'istante. Illusioni penalistiche al tempo dei media" (Cacucci, Bari 2020, 217 pp., euro 22,00) Muscatiello si sofferma a indagare la pressione seduttiva esercitata dai "novissimi" mezzi di comunicazione sulla struttura del diritto penale e su forma e contenuto della sua manifestazione pubblico- rituale, ovvero il processo.

Con la stessa sensibilità, fine ed elegante, ma allo stesso tempo travolgente e impetuosa, del miglior Kierkegaard alle prese con la temporalità puntiforme della passione carnale che anima le plurime relazioni sentimentali di Don Giovanni, Muscatiello analizza la materia giuridico-penale nel momento in cui viene aggredita suadentemente dalle per-fusioni/pro-fusioni, incantatrici e inebrianti, dei mezzi di informazione, rilevando, con accorta esplorazione razionale, la decomposizione della sua unità congruente e la disponibilità a farsi attraversare, in modo ormai ricorrente e strutturato, dalle per-versioni illusorie e cronicamente discrete, legate al momento, dell'interesse giornalistico e della rapida e intra-conclusa battuta sui social media.

Così, per lo studioso barese, la istantaneizzazione del diritto penale, in piena contraddizione con il suo normale svolgimento discorsivo ed evolutivo, pesato sull'attesa e la pazienza dell'indagine e dell'argomentazione durevoli e conseguenti, produce un vero e proprio stravolgimento identitario e operativo della penalistica stessa, corrotta tanto nella sua nucleità sostanziale quanto nel suo involucro procedurale, pur sempre, però, oggettivazione aderente di quella medesima sostanza, da cui non può essere separata e alla cui costituzione concorre parimenti.

Ciò che ne deriva, in maniera ancora più terribile, è l'evaporazione evanescente della normatività ideale, cui il diritto penale si richiama e che costantemente persegue per raggiungere la pienezza della sua estrinsecazione esecutiva. Il diritto penale, in altre parole, rendendosi possibile nella misura in cui accetta il suo "dover-essere" che la tradizione e la prassi hanno plasmato nel tempo, e che rappresenta il suo fondamentale profilo individuale, diventa-altro-da-sé, si snatura, proprio quando cede alle lusinghe, ingannevoli e allucinatorie, dei meccanismi e della temporalità dei media, della telecamera quanto del tweet, dell'immagine quanto del suono, del commento quanto della polemica, in tal modo non più curvandosi sulla realtà dei fatti, che con sapiente meticolosità e scrupolosità si è "data (eticamente e deontologicamente) il tempo" di ricostruire, ma esponendosi alla mutevolezza ingannatoria e stupefacente della "notizia-per-forza-e-dell'-oggi", legata più all'apparenza che alla realtà, più al nulla che all'essere. Muscatiello, lasciandosi alle spalle un'informazione che saltuariamente scommetteva su qualche processo celebrato su casi o personaggi celebri, operandone una selezione mirata e garantendo anche una certa fedeltà di ripresentazione della loro temporalità attuativa, narra una nuova storia dell'intreccio tra diritto e medialità, che ha trasfigurato il tribunale in salotto giuridico- televisivo, in cui alla dialettica di dimostrazioni e ragionamenti e al rigore di prove e deduzioni si è andata progressivamente sostituendo l'alternanza delle opinioni e la fantasmagoria delle illazioni. Trasformazione, questa, che si auspica di poter ancora controllare prima che muti in stabile degenerazione.