sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

di Filomena Gallo*

La Stampa, 16 dicembre 2024

Il 10 dicembre si è tenuta l’udienza in Corte costituzionale per discutere il divieto per le persone con disabilità di utilizzare la firma digitale anche per la presentazione di liste elettorali. Il caso è stato sollevato da Carlo Gentili, completamente paralizzato a causa della sclerosi laterale amiotrofica che, con il sostegno dell’Associazione Luca Coscioni, in primavera aveva fatto ricorso quando non gli era stato consentito di firmare con firma digitale per sostenere una lista per le regionali del Lazio. Non potendo apporre una firma autografa, Gentili si è trovato escluso dalla possibilità di partecipare politicamente alla vita del Paese.

In Italia, chi non può firmare autografamente può ricorrere a strumenti tecnologici sicuri e già in vigore da tre anni, come la firma qualificata per i referendum e per le proposte di legge popolari consentita dalla piattaforma pubblica. Questo diritto però non è esteso alla presentazione delle liste elettorali creando così una limitazione della possibilità di partecipazione a chi convive con una disabilità.

Come ho avuto modo di evidenziare in Corte con anche la professoressa Marilisa D’Amico, rappresentando il movimento politico Referendum e Democrazia, questa restrizione viola i diritti individuali e mina i principi di uguaglianza e democrazia sanciti dalla nostra Costituzione. La partecipazione politica è un diritto fondamentale che non può essere precluso a chi ha difficoltà motorie. È anche una esclusione particolarmente odiosa e incomprensibile, dal momento che esiste la tecnologia che già lo prevede per altri momenti di cittadinanza attiva. È obbligo costituzionale e internazionale dello Stato garantire pari opportunità a tutte le persone, eliminando ogni irragionevole ostacolo al pieno esercizio dei loro diritti.

Come ci ha ricordato con le osservazioni depositate dall’Associazione Luca Coscioni, la professoressa Sabrina Di Giulio, malata di Sla e in collegamento durante l’udienza come Carlo, una malattia non dovrebbe impedire a una persona di vivere pienamente i propri diritti, tra i quali c’è quello di poter scegliere chi proporre alle elezioni: “Il sistema pubblico di identità digitale abbatte le barriere per chi non può materialmente firmare: posso firmare una Ice, e con la nuova piattaforma governativa posso firmare per indire i referendum o per le proposte di legge di iniziativa popolare… ma non per presentare una lista politica per scegliere le persone in cui ho fiducia per governare la Regione in cui vivo. Chiedo perché?”. Già, perché?

La Corte costituzionale è di fronte a una grande responsabilità: adeguare l’ordinamento italiano alla nostra Costituzione che prevede la partecipazione attiva di ogni persona alla vita politica del Paese anche nella fase precedente al voto. Così anche i principi della Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità, che invita gli Stati a rimuovere tutte le barriere, materiali e immateriali, che impediscono la piena partecipazione delle persone con disabilità alla vita pubblica del loro Paese. Infine l’Italia deve garantire il diritto di godere del progresso scientifico e delle sue applicazioni. Il progresso tecnologico infatti rende possibile l’abbattimento di barriere, garantendo l’esercizio di diritti costituzionalmente garantiti come la comunicazione, la manifestazione del proprio pensiero, la salute, il lavoro e, come sarebbe possibile in questo caso se la legge lo permettesse, il diritto di partecipare all’intera procedura elettorale.

Questa transizione digitale rende possibile anche alle persone con disabilità di far “sentire la loro voce”. Pensiamo alle tecnologie per comunicare come il sintetizzatore vocale. Tra questi strumenti c’è anche la firma digitale, lo strumento della piattaforma online gratuita attiva dal luglio scorso. Realtà tecnologiche che consentono di esercitare la propria libertà di scelta con assunzione di responsabilità anche in campo politico. La firma digitale rappresenta una soluzione semplice, sicura e già utilizzata e non c’è alcun motivo per cui non possa essere adottata anche per la presentazione delle liste elettorali.

Il caso di Carlo Gentili, sostenuto dall’Associazione Luca Coscioni, è un esempio concreto di come sia possibile trasformare l’opposizione a una limitazione per legge, una ingiustizia, in un’opportunità per riformare strutturalmente il sistema. La decisione della Corte potrebbe aprire una strada nuova, abbattendo le barriere che ancora limitano i diritti delle persone con disabilità e dimostrando che la tecnologia può essere un alleato formidabile per una società più giusta. Grazie alla Consulta potremmo compiere un altro passo per garantire davvero che ogni persona, indipendentemente dalle proprie condizioni fisiche, possa esercitare appieno i propri diritti.

*Avvocata e Segretaria dell’Associazione Luca Coscioni