di Andrea Colombo
Il Manifesto, 22 aprile 2026
La premier tira dritto sul tema sicurezza. Ci vuole coraggio per negare che il dl sicurezza non sia un pasticcio. Giorgia Meloni si è sempre vantata della sua audacia e ne dà prova: “Per me il decreto non è un pasticcio. Trasformeremo i rilievi tecnici del Quirinale in un provvedimento ad hoc perché non c’era tempo per correggere la norma, che però rimane perché è di assoluto buon senso”. I rilievi per la verità non erano tecnici ma costituzionali e la formula proposta dal governo aggira la forma senza modificare la sostanza.
La trovata, proposta dal sottosegretario Mantovano e accolta dal capo dello Stato, verrà illustrata nel dettaglio poco dopo, alla Camera, dalla sottosegretaria ai Rapporti con il Parlamento Siracusano. Contestualmente alla conversione del dl sicurezza il cdm, che dovrebbe riunirsi oggi, varerà un altro decreto che corregge la norma sugli avvocati bocciata dal Colle. Il contributo non verrà più erogato solo agli avvocati i cui assistiti aderiscano al rimpatrio volontario ma a tutti, indipendentemente dall’esito del provvedimento. Il medesimo contributo, inoltre, non sarà limitato ai soli avvocati ma anche ai mediatori, alle associazioni e insomma a chiunque segua i casi in questione.
Non ci vuole molto a immaginarsi l’entusiasmo del ministro Giorgetti. Il Tesoro era già contrario alla prima versione della norma, quella che limitava l’esborso ai casi di rimpatrio volontario accettato. Con la platea così allargata la spesa s’impenna e non a caso qui Siracusano è più vaga: “Non ho contezza delle stime. Ci stanno lavorando al Mef”. Alla fine da qualche parte Giorgetti tirerà fuori, di malumore, la copertura necessaria.
L’opposizione protesta e bolla il “decretino” come rimedio peggiore del male. Governo e maggioranza non fanno una piega: “C’è il semaforo verde di Mattarella”. In realtà il presidente si sgola da oltre un anno per spiegare che le sue firme non significano che approvi i provvedimenti ma solo che non si ravvisano palesi ostacoli di ordine costituzionale. In questo caso non ce ne sono anche perché nella storia repubblicana si contano un paio di precedenti.
Apparentemente, almeno per quanto riguarda il passaggio incriminato, è effettivamente così e a quello si limita il ruolo del presidente. Politicamente le cose stanno diversamente. In questo caso, a differenza che nei precedenti storici, il governo non ammette affatto l’errore e non disconosce la norma, al contrario la difende a spada tratta derubricando i suoi limiti a sviste tecniche: “L’Europa ci chiede di intensificare i rimpatri volontari. Ora scopro che non siamo d’accordo più neanche sul rimpatrio volontario assistito, ma noi andiamo comunque avanti”. L’irritazione della premier nei confronti della sua maggioranza è reale ma dovuta alla superficialità con la quale è stato scritto l’emendamento, incappando così nella farsa grottesca andata in scena per 48 ore a detrimento dell’immagine del governo. Ma sulla scelta di provare a recuperare l’emorragia di consenso puntando sull’usato sicuro, crociata anti-immigrazione e politiche securitarie, Meloni la pensa proprio come Salvini.
La leader di FDI è certamente meno isterica del suo vice leghista, che non nasconde il livore per l’intervento del Colle. “Ormai non mi stupisco più di niente”, è sbottato ieri. Che tempi, ci si attacca addirittura al rispetto della Carta! Il leghista sente molto più di Meloni sul collo il fiato del competitor sull’estrema destra Vannacci e per questo, oltre che per carattere, è più sguaiato della potente e comunque meno spaurita alleata. Ma sono solo differenze nel tono e nell’accentuazione. La decisione di andare avanti come treni sulla strada delle politiche che da decenni gonfiano le vele della destra è comune.
Il Colle, in questo come in molti altri precedenti casi, ha scelto di limitare il danno, in alcuni casi suggerendo modifiche volte a depotenziare le norme inserite nel dl, come per il blocco navale, in altri circoscrivendo il proprio intervento ai casi di più evidente incostituzionalità. Ma questo equilibrio ha retto sinora perché la destra si sentiva in tasca la vittoria alle prossime elezioni. Ora ha paura e la giostra impazzita degli ultimi giorni rivela quanto quel già precario equilibrio sia nel nuovo quadro politico usurato.











