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di Michele Gambirasi

Il Manifesto, 17 aprile 2026

Ieri undici ore di lavori al Senato per votare gli emendamenti, oggi il primo via libera. Va approvato in una settimana. Alla Camera prevista una seduta fiume di tre giorni. “Chi è favorevole… chi è contrario… chi si astiene… il Senato non approva”. La frase viene ripetuta centinaia di volte nell’aula di Palazzo Madama. Almeno un migliaio, tanti quanti gli emendamenti presentati dalle opposizioni al decreto Sicurezza del governo, l’ennesimo, che ora è in lotta contro il tempo per essere approvato. Licenziato lo scorso 24 febbraio, deve essere convertito dal parlamento entro venerdì prossimo, pena la decadenza. Così ieri al senato la maggioranza ha proceduto a tappe forzate per riuscire a votare tutti gli emendamenti ai trentatré articoli, già arrivati in aula senza relatore perché la commissione non era riuscita a concluderne l’esame. Ci sono volute quasi undici ore di seduta consecutive, stamattina arriverà il via libera. Poi il decreto volerà di corsa a Montecitorio, dove sarà incardinato in commissione già nel pomeriggio e avrà meno di una settimana per essere approvato. Forzatura su forzatura.

Il cortocircuito sui tempi lo ha creato da sola la maggioranza, che ha tenuto per 55 giorni il provvedimento al senato per ridursi a presentare in aula trenta emendamenti da discutere in una seduta fiume. Frutto di una gara a destra che i tre partiti di governo hanno scatenato dal primo giorno in cui il testo è approdato a Palazzo Madama, e su cui fino all’ultimo non sono riusciti a trovare una reale sintesi. Una fotografia: ieri pomeriggio i lavori dovevano riprendere alle 14.30, dopo una pausa per pranzare. A quell’ora però i banchi della presidenza sono stati affollati da senatori del centrodestra, impegnati a discutere su due emendamenti difficili da digerire ma su cui non si voleva cedere. Il Carroccio chiedeva che venissero estese anche alle seconde case le procedure accelerate per gli sgomberi, mentre Marco Lisei di FdI aveva firmato un emendamento che chiedeva di escludere dal risarcimento dei danni i familiari di chi stava commentando un reato. Norme dal sapore di incostituzionalità, che infatti sono state trasformate in ordini del giorno: un’esortazione al governo, ma nessuna effettività.

La maggioranza è riuscita comunque a infilare una serie di nuove norme, per lo più di carattere repressivo. È stata estesa la possibilità di vietare la partecipazione a riunioni o assembramenti in luogo pubblico a chi è stato condannato per resistenza a pubblico ufficiale o danneggiamento. Un altro emendamento ha circoscritto l’attenuante di lieve entità per lo spaccio di strada. Ancora un emendamento a prima firma Forza Italia ha esteso il divieto di accesso alle zone rosse, quando disposto, anche a più di una. Sono state poi inasprite le pene per i furti in abitazione e quelli compiuti con destrezza. Un emendamento di FdI, trasformato in ordine del giorno, impegna il governo ad avviare una sperimentazione per dotare le forze dell’ordine di pistole ad aria compressa che sparano capsule con spray al peperoncino, proiettili a deformazione programmata e vernice per marchiare i soggetti ritenuti pericolosi da fermare in seguito. Sul fermo preventivo, criticato anche dal Csm, l’unica modifica inserita è stata l’obbligo di avvertire il genitore di un minorenne portato in questura.

La palla ora passa alla Camera, dove si arriva con il fiatone. Ieri l’ufficio di presidenza di Montecitorio ha stabilito i tempi: la commissione lavorerà nel fine settimana, poi da martedì il testo andrà in aula. Inizialmente la maggioranza avrebbe voluto iniziare già lunedì, ma le opposizioni si sono messe di traverso e hanno ottenuto un giorno in più. Poi verrà posta la fiducia, il presidente della Camera Lorenzo Fontana ha già fatto intendere di voler convocare una nuova riunione dei capigruppo per mercoledì.

Le opposizioni, promettono, porteranno avanti l’ostruzionismo “con tutti gli strumenti parlamentari disponibili”: probabilmente si andrà verso un’unica seduta fiume da mercoledì a venerdì pomeriggio, nottate comprese, per fare in tempo. Le minoranze hanno chiesto che venissero rinviate le sospensioni per i parlamentari ricevute dopo l’occupazione della sala stampa di due mesi fa, in occasione del dibattito sulla remigrazione. Da un lato c’è l’importanza del provvedimento, dall’altro ogni deputato può innescare minuti di intervento in più. Su questo Fontana ha mostrato apertura, ma non ha ancora dato una risposta definitiva. In ogni caso se la maggioranza dovesse farcela a licenziare il testo, lo presenterebbe a Mattarella a una manciata di ore dalla scadenza, alla vigilia del 25 aprile. Se dovesse prevalere l’ostruzionismo delle opposizioni, sarebbe una sconfitta clamorosa per il governo.