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dire.it, 29 ottobre 2024

Ripercorre la storia dell’Associazione che da 35 anni è impegnata nel reinserimento degli ex detenuti, grazie a corsi di serigrafia in carcere. Si è svolto a Roma, nel parco Virgiliano, un incontro per presentare il film “Made in Jail, indossa la libertà”, che ripercorre la storia dell’Associazione “Made in Jail”, da 35 anni impegnata nel reinserimento degli ex detenuti, grazie a corsi di serigrafia in carcere. Presenti all’evento il regista Matteo Morittu, il fondatore dell’associazione, Silvio Palermo, e Arianna Camellini, consigliera del Municipio II. Il film fa parte di una campagna di comunicazione, ideata dalla società Numidio, per sensibilizzare il pubblico, soprattutto i più giovani, sul tema del carcere, del recupero sociale delle persone detenute e delle possibili alternative al carcere. Il film documentario racconta la storia di Made in Jail e di Silvio Palermo, che nei primi anni Ottanta, detenuto per lotta armata nel carcere di Rebibbia a Roma, crea l’Associazione.

A Tel Aviv un camion contro la folla - Data la sua precedente esperienza nella stampa serigrafica per l’alta moda, Palermo ha l’idea di veicolare tramite le t-shirt i suoi pensieri e quelli dei suoi compagni in carcere. Le prime magliette sono subito molto creative e provocatorie. Uscito dal carcere, Palermo comincia a insegnare la serigrafia e la tecnica pittorica, prima al carcere minorile di Casal del Marmo, poi nelle altre carceri di Roma e, negli anni successivi, in tutta Italia.

“Il docufilm è un deterrente straordinario per i ragazzi, per evitare che comincino a frequentare un circuito di carne trita da cui non esci più. La scelta sbagliata la paghi tutta la vita”, ha detto Palermo. Per il regista Morittu “nel film l’arte è usata come strumento e veicolo per un concreto recupero sociale e reinserimento nella società. Il film è visibile online e ora partirà una campagna divulgativa ed ha avuto l’interessamento di altre associazioni e istituzioni. Tra i vari tipi di pubblico ci teniamo, in particolare, a lavorare con le scuole. Speriamo che da oggi, e per tutto il 2025, il film possa essere uno strumento per questa campagna di educazione sul recupero sociale”.