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di Giuseppe Gargani


Il Dubbio, 30 aprile 2021

 

L'argomento di maggior interesse pubblico oggi in Italia è senza dubbio quello della giustizia, e della magistratura nel rapporto con le altre istituzioni, per cui una commissione di inchiesta parlamentare sarebbe legittima ed utile se si vogliono superare le polemiche e i contrasti che durano da oltre trent'anni. Si tratta di trovare "un punto di sintesi per migliorare il servizio giustizia" come ha riconosciuto il Ministro della Giustizia, il quale ritiene indispensabile ricomporre la "frattura" tra le istituzioni che si è accentuata negli ultimi anni.

Il riconoscimento da parte della Cartabia della frattura che dura dagli anni 90 è importante e nessuno ha dato finora spiegazioni adeguate del "fenomeno" Tangentopoli, da tutti riconosciuto appunto come "fenomeno" anomalo perché nelle inchieste giudiziarie fu utilizzato un metodo di indagine da parte dei pubblici ministeri non conforme al codice e alle regole a cui un magistrato si deve attenere. Ho auspicato negli anni passati un'autocritica da parte dei partiti della sinistra che sollecitavano l'azione della magistratura per scardinare il sistema politico e da parte di una magistratura che attraverso una valutazione più serena dei fatti dovrebbe difendere maggiormente la sua indipendenza e la giurisdizione.

Con il "fenomeno" Tangentopoli la magistratura e in particolare le procure sono state impegnate a processare il "sistema" politico nel suo complesso più che indagare sui singoli reati e sui diretti responsabili; e il giudice nonostante le innumerevoli sentenze di assoluzione, che pur vi sono state, ha assunto la caratteristica del giudice "etico" che vuole condannare il male per far vincere il bene. La funzione del magistrato è cambiata profondamente da allora perché la norma contenuta nel codice che attribuisce al pubblico ministero il compito di "ricercare il reato" al di là della nostra notizia criminis, ha consentito di contestare il sistema, un qualunque sistema e quello politico in particolare dove il sospetto è maggiore, per... ricercare al suo interno il reato.

Questo metodo ha caratterizzato il "sistema Tangentopoli" che si è sviluppato con "mani pulite" della procura di Milano e ha orientato tutta la magistratura in questi anni. La conseguenza è stata, ed è tuttora, l'alterazione del ruolo proprio del giudice in uno stato democratico, una confusione molto pericolosa, che viviamo in questi anni, tra la questione morale la questione penale che porta al giustizialismo e al populismo. Il populismo giudiziario, che coltiva la concezione di una giustizia "esemplare2 per soddisfare l'emotività dei cittadini, e il populismo politico che disprezza le istituzioni e snatura il rapporto tra il cittadino e lo Stato e il valore stesso della comunità civile.

È prevalso il tal modo il potere giudiziario e soprattutto dei pubblici ministeri che ha alimentato lo scontro con la politica accentuando uno squilibrio istituzionale. Si tratta di problemi complessi che incidono sulla vita delle istituzioni, di qui la urgente necessità di ricercare un raccordo tra le istituzioni democratiche e l'"ordine" giudiziario che solo il Parlamento nella sua sovranità può determinare.

Non si tratta dunque di "ridiscutere i fatti accertati da sentenze passate in giudicato" come dice il Presidente dell'ANM Santalucia, dimostrando ancora una volta la chiusura della corporazione; né di un potere che vuole indagare su un altro potere, ma di un potere democratico che ha il dovere di indagare su un "ordine" giudiziario che è diventato potere anomalo incrinando l'assetto costituzionale del paese. È dunque necessario che il Parlamento indaghi sulle tante anomalie che hanno caratterizzato e caratterizzano l'azione della magistratura ormai note a tutti e per ultimo messe in evidenza da Palamara e tenga ben conto che la politicizzazione della magistratura non è la premessa ma è la conseguenza delle deviazioni dei compiti propri della magistratura di cui si è detto. Non è possibile consentire ulteriormente questa anomalia costituzionale che non è presente in nessun paese del mondo.

Si è detto che in America Biden può istituire una commissione di inchiesta sulla Corte Suprema e quindi, anche se con ordinamenti diversi, in Italia si può ben indagare su un "ordine autonomo" che, proprio perché autonomo, non può sfuggire ad una valutazione del Parlamento: il problema della giustizia è il problema fondamentale per la democrazia. Se dunque il potere giudiziario in concreto prevale sul potere legislativo, il Parlamento deve interrogarsi sulle ragioni per cui oggi la politicizzazione della magistratura è una anomalia che rende instabile l'equilibrio democratico ma al tempo stesso è un'ipocrisia perché anche all'interno la magistratura si patiscono le conseguenze negative di questa sovraesposizione.

Ma il Parlamento al tempo stesso fare un esame di coscienza sulle leggi, sulle decisioni che hanno consentito queste deviazioni. Una serie di leggi hanno accentuato l'autonomia della magistratura anche nella sua organizzazione interna a scapito della indipendenza, che è il valore primario sul piano costituzionale, prezioso per l'equilibrio dei poteri, e hanno accentuato la sua separatezza. L'esempio più vistoso, sempre ricordato, tra tutte le decisioni del Parlamento, è la legge che consente la progressione automatica in Cassazione da parte del magistrato, stabilita per legge negli anni 70, che segue quella di eguale contenuto per la Corte d'Appello, e che ha eliminato la verifica del merito, della professionalità perché si è ritenuto niente di meno! che i "meccanismi" per determinarli avrebbero "intaccato" l'indipendenza! Si è enfatizzata in tal modo la "autonomia" come separatezza e irresponsabilità e oggi egualmente si ritiene che una commissione parlamentare possa "intaccare" l'indipendenza.

Queste storture rendono dunque urgente una inchiesta del Parlamento anche se non al massimo della sua efficienza, in un periodo in cui il governo si appresta a presentare a Bruxelles il Recovery Plan nel quale si precisa che "nell'ambito dell'intervento integrato volto a consentire un recupero di appartenenza dell'intero comparto della giustizia, assumono rilievo gli interventi di riforma dell'ordinamento giudiziario... per garantire l'esercizio del governo autonomo della magistratura libero da condizionamenti esterni e da logiche non improntate al solo interesse del buon andamento dell'amministrazione della giustizia". Per realizzare questo programma proposto del governo e approvato dal Parlamento, è necessaria una valutazione serena delle disfunzioni che hanno determinato la crisi nei rapporti istituzionali e in definitiva la crisi di fiducia dei cittadini.