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di Adriano Sansa*

Famiglia Cristiana, 19 marzo 2026

Che senso ha la severità delle pene o la maggiore possibilità di arrestare se poi la persona viene cacciata in un carcere disumano, capace solo di peggiorarla definitivamente? Tanto più quando si tratta di minori, cui va applicato come a tutti i detenuti il tentativo di rieducazione; con l’aggiunta però di una specifica esigenza di ricupero, sancita dalle leggi e ancor prima dall’intelligenza e dalla speranza verso la vita. Degrado e sovraffollamento di molte carceri sono un difetto del nostro Paese; ma quando emerge che è un carcere minorile a essere teatro di pestaggi e perfino torture e traffico di droga, luogo di ricatti e traffici sporchi tra detenuti e polizia penitenziaria, allora l’allarme diventa vergogna

 I fatti denunciati a Casal del Marmo, salva la presunzione di non colpevolezza dei singoli, descrivono inevitabili complicità e omertà; omissioni di vigilanza; un regime di paura e corruzione. Per la Costituzione, l’organizzazione dei servizi della Giustizia tocca a quel ministro; la costruzione, la gestione, l’adeguatezza delle carceri, personale e mezzi, spettano allo Stato e a chi lo governa. Non sono bastati i terribili numeri dei suicidi a cambiare la politica carceraria. Non basterà questa cupa vicenda a riparare il carcere minorile dove degradato, portandolo al livello dei buoni esempi che pure esistono, anche negli stabilimenti per adulti. Ma qualcosa deve muoversi, anche per la nostra spinta.

*Ex magistrato