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di Francesca Spasiano

Il Dubbio, 21 agosto 2026

Continuano le polemiche dopo la morte della 39enne uccisa a ferragosto, Nordio valuta di mandare gli ispettori a Venezia. E la Lega lancia “Ponte sicuro 72 ore”. Soltanto da Ferragosto, in Italia, si contano sei casi di donne uccise per mano del proprio partner o dell’ex. Ma è la morte di Tania Terrin, la 39enne strangolata nella notte di metà agosto dall’ex compagno, a diventare un fatto politico. E ad innescare le polemiche attorno al fenomeno del femminicidio, che non è più soltanto una parola ma un reato autonomo per il quale è previsto l’ergastolo. Negli ultimi mesi se ne è parlato tanto, e non soltanto per le uscite del generale Vannacci, che vorrebbe abolire la nuova fattispecie e rifare il “patriarcato mediterraneo”. 

Anche tra i giuristi c’è chi dubita della legge, che però, cinque anni dopo, si aggiunge alle norme che avevamo già, con il Codice Rosso, e che ora finiscono sotto accusa con una domanda: cosa avremmo potuto fare per salvare la vita di Tania Terrin? Se e perché non è stato fatto abbastanza per tutelarla, applicando le adeguate misure?

Le risposte potrebbero arrivare presto sul tavolo del ministero della Giustizia, che starebbe pensando di inviare gli ispettori nell’ufficio della procura di Venezia. La valutazione sarà effettuata dal guardasigilli Carlo Nordio, che nei prossimi giorni deciderà se è necessario accertare cosa eventualmente non abbia funzionato nel sistema di protezione della vittima. Da quanto è emerso negli ultimi giorni, infatti, la donna aveva denunciato il suo ex Dino Keber lo scorso aprile, riportando due episodi di violenza. Due precedenti messi nero su bianco nell’ammonimento emesso a giugno dal Questore di Venezia nei confronti dell’uomo, ritrovato impiccato nella sua abitazione a Dolo nelle stesse ore in cui la vittima giaceva senza vita nella propria casa a Camponogara.

Mesi prima Tania Terrin, sul cui corpo domani verrà effettuata l’autopsia, aveva raccontato ai carabinieri come l’uomo l’avesse aggredita al collo facendole perdere i sensi, prima di accompagnarla in ospedale. Ci era uscita con due giorni di prognosi. E ancora prima, a dicembre 2025, aveva subito un’altra aggressione, presa a schiaffi dall’allora compagno: in quel caso il referto registra una contusione occipitale con una prognosi di cinque giorni. Ad aggravare il quadro ci sono le denunce di compagne precedenti, che risalgono fino al 2002, e che sono state tutte ritirate. La madre della vittima Marinella Forner ha raccontato al Corriere che la famiglia ha denunciato Keber “sette o otto volte”. Ed è delle ultime ore la testimonianza sul Gazzettino di una ex compagna dell’uomo, che Tania avrebbe contattato ad aprile per confidarle che aveva paura.

“Sono finita al pronto soccorso tre volte. L’ho denunciato soltanto una. E nemmeno volevo farlo - racconta la donna - sono andata dai carabinieri per tutelarmi da una sua eventuale denuncia che minacciava avrebbe sporto. Sono arrivata in caserma per avvisare i militari che se Dino fosse andato da loro dicendo che avevo cercato di distruggergli la casa, in realtà mi stavo solo ribellando alle sue percosse. Così è scattata la denuncia d’ufficio per violenza domestica”. Poi tutto è finito nel nulla. E nel mirino finisce il sistema di tutele che la legge già prevede: a partire dalla corsia preferenziale per la persona che denuncia, che secondo il Codice Rosso deve essere ascoltata entro tre giorni, fino alla valutazione delle misure da applicare, che vanno dall’allontanamento al divieto di avvicinamento con il braccialetto elettronico fino alla custodia in carcere.

“Ci sono ritardi, spesso c’è anche una sottovalutazione e vengono applicate misure blande”, dice la senatrice leghista Giulia Bongiorno, che quella legge l’ha voluta. Dunque gli strumenti ci sono, ma bisogna saperli usare, ripetono in queste ore anche le senatrici dem, che presenteranno un’interrogazione parlamentare annunciata da Valeria Valente. Per la quale non occorre inasprire le pene, ma applicare le regole che già esistono e “rafforzare e diffondere la formazione di tutti gli operatori affinché la violenza maschile sia riconosciuta”. Sulla stessa linea la senatrice di Italia Viva - Casa Riformista Silvia Fregolent, che chiede a Nordio e Piantedosi di riferire in Aula.

Ad accusare il governo di “silenzio” sulla strage di donne è la senatrice del M5S Mariolina Castellone, mentre per Fratelli d’Italia risponde alle critiche il vice capogruppo alla Camera Alfredo Antoniozzi. Che dice: “I numeri ci dicono che c’è un forte calo (dei femminicidi, ndr) e tutti vorremmo che si arrivasse a zero. Ma voglio ricordare che il record appartiene alla Scandinavia”.

L’ultima, nel pomeriggio, arriva invece dalla Lega. E in particolare dal Dipartimento Pari Opportunità Nazionale del Carroccio, guidato da Souad Sbai, che propone “una nuova misura per garantire protezione immediata alle donne nelle ore successive alla denuncia”. Si chiama “Ponte Sicuro 72 ore”, un percorso si attiverebbe su “segnalazione, denuncia o accesso al Pronto Soccorso” entro tre giorni, garantendo accoglienza d’urgenza in un luogo sicuro e valutazione del rischio. “Basta slogan. Alle donne serve una rete che intervenga subito”, dice Sbai. Nelle stesse ore in cui, fuori dal tam tam della politica, le donne si ritrovano in piazza a Vigonovo, il paese di Tania che fu anche di Giulia Cecchettin, per fare un po’ di “rumore”.