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di Sandro Pugliese

Il Giorno, 30 dicembre 2024

Il padre Rino Gennaro è in carcere: “Io condanno tutti i reati che ha commesso. Com’è ovvio, chiunque commette degli errori va condannato, e se questi errore prevedono il carcere, è giusto finire dietro le sbarre. Poi, scontata la pena però, devono cambiare vita. Come la deve cambiare mio papà”. Ciro Bonifacio è un ragazzo di 22 anni che sta cercando di ritrovare la serenità dopo tanti anni di dolore. Stiamo parlando del figlio del narcos Rino Gennaro Bonifacio. Un ragazzone, alto e sicuro di sé, imprenditore che punta a dare vita ad una associazione che aiuti i detenuti e ad un sequel del libro scritto dal padre: “Malabellavita”.

Lui condanna con forza i reati commessi dal padre e anche se è cresciuto da solo non lo ha mai abbandonato e tutte le volte che è possibile lo va a trovare in cella, ad Opera, dove è rinchiuso nel reparto di massima sicurezza e da dove dovrebbe uscire il prossimo anno.

Com’è il rapporto con suo padre oggi?

“Mah, anche se sono cresciuto senza lui ho imparato comunque a volergli bene e a stargli vicino. Il prossimo anno finirà di scontare la sua pena e il suo passato sarà un capitolo chiuso. Mi sono fatto da solo come uomo ma ho seguito anche alcuni consigli suoi che sono stati utili: ovviamente la prima regola che mi ha raccomandato di seguire è di non fare mai quello che aveva fatto lui, mai”.

Porta un cognome “pesante”, le ha creato disagio nella vita e nelle relazioni?

“Sia in amore che in amicizia o nelle relazioni il cognome che porto appresso mi ha messo un po’ a disagio. Chiaramente la mia sofferenza passata mi ha estraniato un po’ da tutto, oggi sono una persona che fa attenzione ad affezionarsi a qualcuno”.

Oggi lei è un imprenditore con il sogno di aprire un’associazione per aiutare i detenuti...

“Si, è un desiderio che coltivo da tempo. Conosco la realtà dei detenuti e delle loro famiglie e spesso ci sono persone che hanno molto bisogno. Vorrei dare vita, semmai con l’auto di mio padre quando sarà libero - chissà - ad una associazione che aiuta chi è dentro ma anche e soprattutto chi resta fuori”.

Suo padre prima di essere coinvolto nuovamente nel traffico di droga, aveva scritto un libro. È vero che potrebbe arrivare un sequel?

“Verissimo. Stavano già lavorando per fare uscire un eventuale docu-film su mio padre ma poi lui è tornato in carcere. Oggi alcuni editori vorrebbero fare un sequel del libro e poi un film inserendo anche la mia storia”.

Quali sono i momenti in cui suo padre le è mancato?

“I momenti in cui mi è mancato sono quelli importanti per un figlio. Sono tanti come quando dai i primi calci al pallone, provi ad andare in bicicletta o quando ti si stacca il primo dentino. Quando a scuola era la festa del papà tutti i compagni disegnavano i loro padri e io chiaramente facevo il mio disegno ma avevo impresso dentro di me le sbarre che ci separavano. Ero piccolo, non capivo, provavo a non dipingerle, ma appunto le avevo sempre dentro di me”.

Ad oggi chi è suo papà per lei?

“Mio padre lo lascio fuori dalla mia vita come “personaggio” e protagonista di brutte storie, ma oggi per me sta diventando a modo suo un buon padre. Non mi ha visto nascere ma ho visto nei suoi occhi il dolore di non avermi vissuto perché era finito in galera”.