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di Margherita De Bac

Corriere della Sera, 10 agosto 2024

Le storie di Luciana e altri malati. Per chi li assiste “questo passo tranquillizza loro e le famiglie”. “Il piccolo lessico del fine vita legittima ciò che è già sancito dalla legge sul testamento biologico e può facilitare le scelte delle famiglie dei pazienti”. Giada Lonati, direttrice socio sanitaria dell’associazione Vidas (2 hospice a Milano e hinterland, nata nel 1982) è convinta che il vademecum della Pontificia Accademia per la Vita servirà anche a tranquillizzare malati e parenti sul significato terapeutico di alimentazione e idratazione artificiali, due trattamenti la cui sospensione “mette paura” perché viene equiparata, erroneamente, all’interruzione delle cure.

Per Lonati quello del Vaticano è un tentativo di fare chiarezza anche terminologica e di superare alcuni equivoci: “Bisogna spiegare alla gente che interromperli non significa dare morte prematura. Sono atti sanitari che non hanno niente a che fare col suicidio assistito e l’eutanasia”. Nei centri di cure palliative la presenza dei tubicini che garantiscono all’organismo il rifornimento di acqua e nutrienti quando a queste funzioni non si può più provvedere direttamente, è una delle preoccupazioni centrali: “Noi tendiamo a non avviare la nutrizione artificiale. I pazienti ci chiedono molte volte basta, non fatemi soffrire. Temono che la loro sofferenza venga prolungata, paventano l’accanimento terapeutico ed è proprio quello che noi vogliamo combattere”. Il pensiero va a Luciana, una donna di 60 anni seguita a domicilio da Vidas, e a tutte le persone che hanno seguito il loro “lessico” privato senza conoscere quello della Pontificia Accademia: “Quando non potrò mangiare né bere preferirei che idratazione e alimentazione artificiali non mi venissero applicate”, è il desiderio espresso da molti.

Giorgio Trizzino, ex direttore dell’hospice di Palermo e creatore della Fondazione Samot, ricorda che monsignor Paglia, presidente della Pontificia Accademia per la Vita, già due anni fa aveva espresso queste posizioni “ed è importante che ci sia ritornato sopra perché ciò darà una ulteriore spinta alle cure palliative la cui rete va potenziata mentre ho l’impressione che l’attuale governo non ne abbia intenzione”.

Secondo Trizzino, ex deputato di M5S e primo firmatario di un disegno di legge sul suicidio assistito nella precedente legislatura, i numeri di malati che potenzialmente potrebbero accedere alle cure palliative è molto più ampio dell’offerta di posti. “Anche sull’accanimento terapeutico bisognerebbe convincere medici e anestetisti che esiste un momento in cui fermarsi e che i pazienti non andrebbero sottoposti a forzature diagnostiche e terapeutiche”. Sapersi fermare significa evitare accertamenti inutili, chemioterapie pesantissime, somministrazione di farmaci indicati come quarta e quinta linea terapeutica: “Gli oncologi le prescrivono sapendo che saranno inefficaci o porteranno a un aggravamento delle condizioni”.

Danila Valenti, direttore del dipartimento di integrazione delle cure palliative della Ausl di Bologna, definisce un grande passo avanti la “pronuncia” contenuta nel Piccolo lessico: “Conferma che la legge sul testamento biologico del 2017 è valida anche nella parte relativa alla possibilità di rifiutare i trattamenti di idratazione e alimentazione. Il concetto non era mai stato riaffermato in modo così esplicito nonostante non sia giunto inaspettato. I cattolici devono sentirsi rassicurati”. Quante domande di mettere fine ai trattamenti ricevete? “Molte, e spesso sono i familiari a intervenire: ma noi cerchiamo di rispettare le volontà dei malati”.