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di Jacopo Storni

Corriere della Sera, 6 novembre 2024

Per oltre un anno il fotografo milanese Alessandro Didoni ha fotografato i volti dei “fantasmi di Rogoredo”. “Volevo mostrare i volti di persone che nessuno aveva mai mostrato”. Adesso i fantasmi di Rogoredo hanno un volto. Laggiù, dentro quel bosco che ti risucchia, i tossici non sono soltanto tossici. Sono persone. Con una loro storia, coi loro sguardi, i loro volti. Occhi che esprimono umanità. E sofferenza. Alessandro Didoni, fotografo milanese esperto in ritratti, si è avvicinato a quel bosco per fotografarli. E farci un libro. Ha costruito un set, con le luci, con il fondale. “Volevo mostrare i volti di persone che nessuno aveva mai mostrato, nonostante Rogoredo sia stato spesso al centro delle cronache”. Non avrebbe mai pensato, all’inizio, che in tanti si sarebbero lasciati fotografare. E invece così è stato. “Quando spiego che voglio fare un libro di ritratti che racconti Rogoredo da un punto di vista umano, e quindi focalizzato sulla persona e non sul consumo e lo spaccio di droga, molti accettano di farsi fotografare. L’idea di farsi fare un ritratto professionale, che poi andrà a far parte di un libro, probabilmente li fa sentire in qualche modo valorizzati. Una volta un ragazzo si è commosso e mi ha detto che in quella foto ha visto ciò che ancora c’è di buono in lui”.

E così per la prima volta, quei fantasmi di Rogoredo, quegli spettri di cui tutti sanno ma non sanno, prendono vita. Le foto parlano da sole, rivelano volti scavati e trascorsi traumatici. C’è una signora over 60, capelli lunghi biondi, madre di un figlio adulto. Sniffa eroina, una volta è andata in overdose. C’è una figlia diciottenne, il volto ancora genuino. Racconta Didoni: “Un giorno arrivò qui sua mamma, voleva portarla via ma lei la cacciò. Si rivolse alla madre dicendole: “Te ne devi andare! Non ti voglio mai più vedere! Sei tu la causa della mia morte”. È stata la scena più straziante che abbia visto nel bosco”. C’è Daniele, che parla sotto l’effetto della cocaina: “Mentre lo fotografavo, mi ha raccontato di aver iniziato a usare droghe pesanti a 13 anni e ha fatto una figlia a 15. Oggi lei ha 20 anni e vive in America dove studia. Dice che è orgoglioso di lei, che da lui ha preso la sensibilità e non le sue scelte da coglione”.

Didoni ha passato un anno immerso in questo progetto. Ogni mercoledì partecipa al presidio del Team Rogoredo, il gruppo di volontari organizzato dallo psicologo Simone Feder che offre aiuto e conforto ai tossicodipendenti. “Le persone di Rogoredo sono persone della porta accanto - racconta il fotografo - Sono persone che potremmo essere noi perché la vita di chiunque può precipitare all’improvviso. Alcuni vivono qui, con tende e sacchi a pelo. Nel bosco sono imprigionate persone di ogni età, sesso, provenienza, classe sociale e livello culturale. Semplicemente non esiste la categoria del tossico. La vita può giocare brutti scherzi, a chiunque. E chiunque può finire qui”.