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di Beba Marsano

Corriere della Sera, 2 ottobre 2023

Dione Roach (Firenze, 1989), artista multidisciplinare italo-australiana con studi alla University of East London di Londra, vincitrice Senior del Premio Terna 2023, in Camerun ha trascorso un anno intero al seguito di una Ong. Africa equatoriale, Camerun, città di Douala. La capitale economica e commerciale del Paese sul golfo di Guinea, dove ci sono musei, gallerie, poli culturali, centri espositivi, residenze d’artista.

E dove c’è un carcere che, in uno spazio per 700 detenuti, ne stipa qualcosa tra i 4 mila e i 6 mila. Un inferno di corpi in condizioni igienico-sanitarie da orrore. In questo immondezzaio non si sopravvive senza sogni. E uno è comune a tutti: la libertà. Dione Roach (Firenze, 1989), artista multidisciplinare italo-australiana con studi alla University of East London di Londra, vincitrice Senior del Premio Terna 2023, in Camerun ha trascorso un anno intero al seguito di una Ong.

E nella prigione centrale di Douala ha lavorato. Lì dentro, nel 2018, è riuscita a creare Jail Time Records, il primo studio di registrazione all’interno di una galera africana, diventato etichetta discografica e marchio di produzione audiovisiva. Lì ha scovato e promosso talenti. Intanto faceva domande.

“Un giorno ho chiesto a un gruppo di carcerati dove avrebbero voluto essere in quel preciso momento se fossero stati liberi. Ho raccolto le loro risposte, le ho tradotte in sfondi dipinti e, come nei vecchi studi fotografici, ho ritratto ciascuno davanti al luogo del proprio desiderio”. L’opera vincente, Bokassa (soprannome del protagonista), fa parte di questo progetto. Bokassa (“non ho mai saputo il suo nome”), che ha 39 anni ed è dietro le sbarre da nove per traffico di stupefacenti, ha detto: “in discoteca”.

Legittimo. Quest’uomo asciutto, una sottile linea di baffi, lo sguardo fiero solcato di malinconia, possiede un senso del ritmo straordinario. Balla. Ma ha un problema: è senza gambe, amputate in seguito a un incidente parecchio tempo fa. “Non ha protesi, non ha sedia a rotelle; per spostarsi deve essere portato in spalla da chi trova disponibile”.

E lo scatto di Dione ce lo presenta così, in groppa a un compagno. Bokassa, sguardo in camera, canotta gialla, un paio di tatuaggi sbiaditi sul braccio destro, volge le spalle alla tela che raffigura una grande sala azzurra con colonne, balaustre, luci al neon e qualche quadro; è vuota, sembrerebbe aspettarlo. Bokassa dovrebbe uscire l’anno prossimo.

L’equilibrio (il tema di questa edizione) “può assumere vesti inaspettate, eppure capaci di comunicarsi con forza”, motiva la giuria, che ha riconosciuto a Dione Roach la capacità di avere interpretato l’assunto del Premio “con coraggio, unendo narrazione del presente, storia individuale e vicende collettive”.

“In questo lavoro - dice l’artista - c’è una duplice idea di equilibrio. Quella di stabilità provvisoria data dalla solidarietà nella contingenza e quella di una misura interiore, risultato della combinazione di immaginazione, speranza, desiderio, che permette a questi esseri umani di rispondere con la vita alla disperazione”.