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di Luca De Lellis

Il Tempo, 21 giugno 2022

Presenta “disposizioni decisamente peggiorative rispetto alla disciplina su cui essa è intervenuta”. Il testo della legge sull’ergastolo ostativo approvato dalla Camera non ha convinto il Garante delle persone private della libertà, Mauro Palma. All’interno della relazione fornita in mattinata al Parlamento ha riferito di un contrasto tra la bozza che dovrà essere approvata prima dell’8 novembre in Senato e le direttive date dalla Corte costituzionale. Presente nell’occasione anche il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

Quello dell’ergastolo ostativo è un tema che da sempre alimenta polemiche in ambito giudiziario. Si riferisce a reati molto gravi come l’associazione mafiosa o il terrorismo, e prevede che se un detenuto non si trasforma in un collaboratore di giustizia è destinato a trascorrere il resto della sua esistenza in carcere. Al 31 marzo 2022, in base ai numeri mostrati dal Garante, sono 1.822 le persone condannate all’ergastolo, di cui 1.280 all’ergastolo ostativo. “I dati - ha evidenziato Emilia Rossi, vice dell’autorità - dicono che nel nostro Paese l’ergastolo è essenzialmente ostativo: una pena diversa, quasi di specie diversa, rispetto a quelle previste dal Codice penale, perché non definitiva bensì sostanziata dal tempo”.

“Il Parlamento - ha avvertito - sa e può trovare una sintesi, come ha fatto in altre occasioni”. Cosa ne pensa l’Antimafia? Nel mese di aprile la commissione parlamentare Antimafia aveva scritto in una relazione votata all’unanimità che la riforma non dovrebbe “avere alcun riflesso” sui detenuti al 41-bis, “regime che per sua natura richiede non solo la pericolosità sociale ma anche l’attualità dei collegamenti con il mondo criminale di appartenenza”.

Il Garante ha poi individuato altri due “punti di crisi” sui quali il Parlamento è tenuto a intervenire entro la scadenza della legislatura: il carcere anche per pene molto brevi, la malattia psichica. Per quanto riguarda il primo la criticità sta nel fatto che la pena detentiva per poco tempo non è utile, dato che non consente neanche l’avvio di un processo di risocializzazione del condannato. E qui sono stati forniti altri dati: “Al 7 giugno, sono 1.317 le persone presenti in carcere per scontare una condanna inferiore a 1 anno, 2.467 per una condanna compresa tra 1 e 2 anni, numeri che sollecitano la ricerca di soluzioni diverse dalla detenzione in prigione”. In conclusione, per quel che concerne il discorso sulle malattie psichiche (accertati 381 casi al 22 marzo), il Garante ha suggerito che “la soluzione non è e non può essere solo sanitaria e tantomeno di sola sicurezza: va cercata nel coinvolgimento attivo di figure professionali ulteriori e nuove”.