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di Eleonora Martini

Il Manifesto, 24 ottobre 2026

Relazione al Parlamento 2025. Sovraffollamento record, mancanza di attività trattamentali, aumento costante di detenuti con disagio psichico, tossicodipendenza, gravi carenze di tutela sanitaria. Sovraffollamento record, mancanza di attività trattamentali, aumento costante di detenuti con disagio psichico, tossicodipendenza, gravi carenze di tutela sanitaria. Nulla di nuovo, purtroppo, per quanto riguarda le condizioni delle carceri italiane, nella Relazione al parlamento 2025 del Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale (Gnpl) presentata ieri in Senato. I dati infatti sono relativi all’anno 2025 e dunque già noti in quanto pubblicati sia dal ministero di Giustizia che dalla stessa authority presieduta dal magistrato Riccardo Turrini Vita.

Nonché largamente superati dai rapporti dell’associazione Antigone. Anche se dal corposo dossier di oltre 300 pagine si può estrarre un dato particolarmente interessante perché inerente alla cronaca di questi giorni: l’aumento rispetto al 2024 del numero dei detenuti di età tra i 18 e i 24 anni (4.194) nelle carceri per adulti. In mancanza di dati nuovi, dunque, Turrini Vita ha dedicato la sua introduzione a riflettere sulla figura dell’Autorità garante istituita nel 2013 e operante dal 2016, quale Meccanismo nazionale di prevenzione ai sensi dell’Opcat (Optional Protocol to the Convention against Torture), ovvero Protocollo opzionale alla Convenzione contro la tortura e altri trattamenti inumani o degradanti.

Un mandato, sostiene il magistrato, troppo esteso per un collegio (composto anche dall’avvocata Irma Conti e dal professor Mario Serio) che sarebbe tenuto a svolgere un gran numero di compiti ma può contare solo su “non più di 25 dipendenti”. Oltre alle carceri, infatti, il Gnpl dovrebbe monitorare gli Istituti per minori (Ipm), i Cpr, gli hotspot, le Rems (le residenze per i rei-folli), le camere di sicurezza, i locali di frontiera, le zone di transito, gli spazi di attesa degli aeroporti, le Rsa per anziani, i reparti psichiatrici, e così via. “Il numero dei luoghi funzionalmente significativi raggiunge così le migliaia”, ha spiegato il Garante. E in capo all’ufficio di via San Francesco di Sales c’è anche una “grande mole” di lavoro burocratico e amministrativo.

Alla luce di tutto questo, Turrini Vita ha chiesto al governo “un adeguamento che dovrebbe operare su due piani: rafforzare le risorse e rendere più coerente lo statuto di indipendenza, anche attraverso un esplicito riconoscimento della sua autonomia organizzativa, amministrativa, contabile e finanziaria”. Che, secondo il Gnpl, si afferma con “l’istituzione di un fondo autonomo presso Palazzo Chigi, l’obbligo di risposta motivata alle raccomandazioni” e, “soprattutto, con l’istituzione di un ruolo proprio del personale, superando la quota obbligatoria di personale proveniente dal Ministero della giustizia”.

Va detto che dal 2016 ad oggi, in effetti, il numero di luoghi di detenzione è decisamente aumentato, così come è cresciuto il numero di persone recluse o private anche per poco tempo della libertà personale. E però non si può non ricordare che l’attuale collegio, nominato due anni fa, è stato criticato aspramente e più volte dalle associazioni di settore e perfino dalla Conferenza dei garanti territoriali proprio per aver dimostrato scarsa autonomia e indipendenza rispetto alle politiche governative. Dalle visite che non producono rapporti e “si limitano alle photo-opportunity”, fino all’allinearsi ai diktat di via Arenula, come accadde per esempio nell’agosto 2025 quando il Gnpl smentì, subito dopo la reprimenda del ministero di Giustizia, il proprio rapporto sui suicidi in carcere: sono tante le occasione in cui l’attuale Collegio ha dato prova di non saper seguire la strada indicata dal primo Garante nazionale, Mauro Palma. Un’indipendenza che non si chiede, si prende.