di Liana Milella
La Repubblica, 18 aprile 2020
Dopo le proteste delle Camere penali che contestano il Guardasigilli per le udienze telematiche. Dopo giorni di tam tam contro i processi cosiddetti "da remoto", cioè via computer, con il giudice ma anche l'imputato collegati in rete, le Camere penali ottengono un primo stop. Scrivono al Garante della Privacy Antonello Soro protestando per quella che ritengono non solo una violazione della riservatezza, ma anche delle regole costituzionali sul processo.
E Soro, esaminato il dossier, scrive a sua volta al ministro della Giustizia per dirgli che, non solo avrebbe dovuto essere informato, mentre finora non sapeva nulla, ma che comunque nell'uso di una piattaforma, per giunta straniera, si rischia di violare i dati riservati della persona sotto processo. Plaudono ovviamente le Camere penali, e con loro il forzista Enrico Costa che, con Italia viva, in commissione Giustizia alla Camera, ha appena chiesto di cancellare la norma. Mentre il Pd la tiene ferma considerandola solo una necessità legata all'emergenza del Covid-19, quindi in vigore solo fino al 30 giugno. Qualche dubbio anche per Federico Conte, di Leu.
Ma vediamo cosa scrive Soro a Bonafede: "Questa Autorità non è stata investita di alcuna richiesta di parere sulle norme emanate in merito, con decretazione d'urgenza, né sulla scelta della piattaforma e dell'applicativo da indicare, ai fini della celebrazione da remoto del processo penale". Ma, alla luce delle considerazioni delle Camere penali, Soro esorta Bonafede a fornire "ogni elemento ritenuto utile alla migliore comprensione delle caratteristiche dei trattamenti effettuati nel contesto della celebrazione, a distanza, del processo penale, ai fini dell'esercizio delle funzioni istituzionali attribuite a questa Autorità". Soro esprime anche delle preoccupazioni "sull'eventualità che Microsoft Corporation o un amministratore di sistema possa desumere, dai metadati nella sua disponibilità, alcuni dati 'giudiziari' particolarmente delicati quali, ad esempio, la condizione di soggetto sottoposto alle indagini o di imputato".
Ovvia la reazione soddisfatta delle Camere penali perché la lettera del Garante a Bonafede "ricalca esattamente le obiezioni tecniche e giuridiche sollevate dai penalisti italiani". Nonché "la doglianza del Garante di non essere stato preventivamente interpellato in ordine a una prospettiva di riforma legislativa di così clamoroso impatto sulle problematiche proprie della competenza di quella autorità indipendente". Altrettanto ovvia anche la nota del responsabile Giustizia di Forza Italia Costa, da sempre critico con Bonafede, che chiede "di cancellare la norma, punto e basta, perché non sono ammissibili mediazioni". Peraltro Costa aveva già criticato l'idea che i processi si potessero celebrare "con il giudice in camera da letto".
Ma cosa succede adesso? In attesa della replica di Bonafede conviene riassumere i termini della querelle e verificarne il possibile esito. Le norme sui processi cosiddetti "da remoto" sogno state inserite negli emendamenti al decreto Cura Italia, in discussione alla Camera dopo il primo sì al Senato, ma con la fiducia. Proprio a palazzo Madama il decreto originario sulla giustizia del 17 marzo è stato ampliato, prevedendo la possibilità di celebrare i dibattimenti del tutto fuori dai tribunali, con collegamenti via computer, mentre fino a quel momento era possibile tenerli, ma con il detenuto in collegamento dal carcere. Tutto questo fino al 30 giugno. Bonafede ha chiesto - dopo un'esplicita richiesta dei procuratori - che anche gli interrogatori nelle inchieste si possano svolgere via pc. Ma questa norma non è ancora passata anche se dovrebbe essere introdotta alla Camera.
Da subito le Camere penali hanno protestato "perché in questo modo il giudice non guarda più negli occhi l'imputato". La preoccupazione è che il sistema superi l'emergenza del Covid e, per accelerare i tempi della giustizia, diventi la regola. Sempre il processo a distanza. E negli emendamenti appena presentati alla Camera, oltre a Forza Italia con Costa, anche Italia viva ha chiesto di abolire i processi da remoto. Possibile solo consentire che gli imputati detenuti si colleghino dal carcere, anche con il difensore, ma mantenendo il giudice nell'aula di tribunale. Alla Camera si vota martedì, anche se il testo del Cura Italia poi dovrà tornare al Senato poter un'ultima lettura. Ma la lettera di Soro potrebbe cambiare qualcosa.










