di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 18 luglio 2024
In un’audizione di ampio respiro tenutasi lunedì scorso presso la II Commissione Giustizia del Senato, il Collegio del Garante Nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale ha offerto un’analisi articolata del decreto- legge 4 luglio 2024, n. 92 (il cosiddetto “carcere sicuro”). Felice Maurizio D’Ettore, Irma Conti e Mario Serio, componenti del Collegio, hanno presentato una dettagliata memoria, evidenziando sia gli aspetti positivi del decreto che le criticità ancora da affrontare nel sistema penitenziario.
Il Garante ha accolto con favore l’incremento di 1.000 unità del personale di polizia penitenziaria previsto dal decreto. Questa misura, attesa da tempo, mira a colmare le persistenti carenze d’organico che hanno portato a turni di lavoro estenuanti e compressione dei diritti contrattuali degli agenti. Tuttavia, il Garante ha sottolineato la necessità di una distribuzione equilibrata del nuovo personale su tutto il territorio nazionale, tenendo conto delle diverse realtà penitenziarie e della consistenza numerica dei contingenti correlata alle necessità organizzative.
“L’incremento del personale”, ha affermato D’Ettore, “deve essere interpretato come funzionale non solo al miglioramento delle condizioni lavorative degli agenti, ma anche all’umanizzazione della pena e al miglioramento delle condizioni dei detenuti”. Il Garante ha espresso preoccupazione per la riduzione della durata del corso di formazione per gli agenti di polizia penitenziaria. Pur comprendendo l’esigenza di rendere più veloce l’effettiva operatività dei neoassunti, l’organismo ha sottolineato l’importanza di mantenere una formazione completa, soprattutto sui temi dei diritti umani, degli standard europei e internazionali sulla privazione della libertà, e sulla gestione delle situazioni critiche. “È essenziale”, ha dichiarato Irma Conti, “garantire un adeguato spazio di formazione sulle tecniche di de- escalation e sulla prevenzione del rischio suicidario, aspetti cruciali per la gestione della vita carceraria”.
Il Garante ha valutato positivamente l’aumento dei colloqui telefonici per i detenuti, misura che favorisce il mantenimento dei legami familiari. La norma prevede la parificazione del numero di colloqui telefonici a quelli in presenza (sei al mese, quattro per i reati di cui all’art. 4 bis O. P.). Tuttavia, è stata rilevata la necessità di un’applicazione omogenea di questa disposizione in tutti gli istituti penitenziari. Il Garante ha accolto favorevolmente le nuove disposizioni sulla liberazione anticipata, che prevedono una valutazione anticipata da parte del pubblico ministero. Tuttavia, ha suggerito di considerare anche l’applicazione dell’art. 35- ter dell’Ordinamento penitenziario per uno “sconto di pena in negativo” in caso di condizioni detentive non conformi agli standard. “Alla luce delle attuali condizioni critiche del sistema carcerario”, ha spiegato Mario Serio, “potrebbe essere opportuno considerare una più ampia applicazione dell’art. 35- ter, valorizzando il concetto di danno in re ipsa derivante dalle condizioni detentive inadeguate”.
Il Garante ha presentato dati allarmanti sul sovraffollamento carcerario, con un tasso medio del 130,44% e punte del 224,78% in alcuni istituti. Ancora più preoccupante è l’aumento dei suicidi in carcere. Più di 50 persone si sono tolte la vita nelle carceri italiane dall’entrata in vigore del decreto- legge 92 del 4 luglio 2024. Un dato allarmante, se confrontato con i 34 suicidi nello stesso periodo del 2022 e 2023. Si tratta di un aumento di ben 16 unità, che evidenzia una situazione drammatica e in peggioramento. Al 15 luglio 2024 (il giorno dell’audizione), il numero totale dei suicidi in carcere quest’anno sale a 54. A questo si aggiungono 13 decessi per cause ancora da accertare. I dati mostrano anche un preoccupante sovraffollamento, con una media nazionale del 130,44% e punte che sfiorano il 225% nella casa circondariale di Milano San Vittore. “Questi numeri”, ha commentato D’Ettore, “ci impongono una riflessione profonda e l’adozione di misure urgenti e concrete per migliorare le condizioni di vita nelle carceri”.
Il decreto-legge introduce un’importante novità nel panorama delle “misure penali di comunità” con l’articolo 8, che mira a facilitare l’accesso a soluzioni alternative al carcere per coloro che non dispongono di un domicilio idoneo. Questa disposizione prevede la creazione di un registro presso il ministero della Giustizia per le strutture che, oltre a offrire una residenza, garantiscono servizi di assistenza, riqualificazione professionale e reinserimento socio- lavorativo. Queste strutture potranno accogliere anche persone con dipendenze da alcool e stupefacenti o con problematiche psichiatriche non gravi, nonché soggetti in regime di detenzione domiciliare. Il Dipartimento per la giustizia minorile e di comunità del ministero della Giustizia sarà responsabile della gestione e dell’aggiornamento di questo elenco, nonché della vigilanza sulle strutture. Entro sei mesi dall’entrata in vigore della legge di conversione, il ministro della Giustizia dovrà emanare un decreto che disciplini nel dettaglio la formazione dell’elenco, le modalità di recupero delle spese di residenza e i requisiti per l’accesso alle strutture. Per finanziare questa iniziativa, il decreto prevede uno stanziamento di 7 milioni di euro annui a partire dal 2024.
Questa misura rappresenta un passo significativo verso la riduzione della popolazione carceraria, offrendo nuove opportunità a detenuti con problemi di dipendenza o in condizioni di indigenza. Tuttavia, il Garante Nazionale sottolinea la necessità di chiarire alcuni aspetti applicativi, in particolare per quanto riguarda i soggetti con problematiche di dipendenza o disagio psichico che potrebbero richiedere strutture specializzate. Inoltre, si suggerisce di valutare un aumento delle risorse stanziate, considerando il potenzialmente elevato numero di beneficiari. Il Garante solleva anche questioni cruciali sull’organizzazione di queste strutture, chiedendosi se replicheranno il modello carcerario o se svilupperanno approcci innovativi. Si sottolinea l’importanza di definire chiaramente i requisiti tecnici per l’iscrizione nell’elenco, le modalità di vigilanza e i criteri per garantire un’accoglienza residenziale efficace ai fini della riqualificazione professionale e del reinserimento socio- lavorativo dei residenti. Il Garante ha concluso ribadendo l’urgenza di ulteriori interventi strutturali per migliorare le condizioni detentive e garantire il rispetto dei diritti fondamentali delle persone private della libertà. Ha inoltre invitato il Parlamento a considerare un aumento delle risorse stanziate per l’attuazione delle misure previste dal decreto, in particolare per quanto riguarda le strutture residenziali di accoglienza.











